Lo strano caso del nuovo Consiglio degli Studenti

Ricordate l’invadente campagna elettorale di novembre, i manifesti disposti ovunque, le discussioni tra i corridoi? Era tutto volto ad un unico scopo: essere eletti all’interno degli organi di rappresentanza dell’Università degli Studi di Salerno. Dopo il 5 e 6 dicembre, però, è calato il silenzio. Nessuno studente è stato più braccato, nessuno ha offerto più un caffè, addirittura sui social gli avversari hanno iniziato a punzecchiarsi di meno.

L’appuntamento elettorale però non va affatto considerato un semplice momento d’incontro tra rappresentati e rappresentanti; ma dovrebbe, almeno in teoria, suggellare l’inizio di un percorso dove i secondi si impegnano affinché le istanze dei primi trovino attuazione. Alle elezioni, alla proclamazione degli eletti e alle nomine, segue un momento fondamentale che costituisce l’inizio del mandato: l’insediamento. A dicembre gli studenti si sono espressi per il rinnovo della composizione studentesca all’interno di tutti gli organi di rappresentanza, dal più vicino come la commissione paritetica a quello più distante come l’A.DI.S.U.R.C. Tra questi, ormai tutti sono entrati nel pieno dei lavori. Tutti, eccetto uno: il Consiglio degli Studenti.

Non ha ancora avuto luogo, infatti, un incontro formale tra i neoeletti, sebbene abbiano tutti ottenuto già da un po’, tramite comunicazione privata, la nomina di consigliere. I rappresentanti, perciò, ci sono. Ma l’organo no. E senza l’insediamento di quest’ultimo inevitabilmente si renderà più difficile il lavoro di valutazione degli interessi studenteschi. Anche perché il Consiglio, essendo un organo collegiale, adempie alle sue funzioni attraverso il coadiuvato lavoro dei suoi componenti.

Solitamente è il Rettore a convocare la seduta d’insediamento dove i nuovi eletti possono, come primo atto, eleggere al loro interno il Presidente e il Segretario ed organizzare l’Ufficio di Presidenza. Non c’è tuttavia alcuna disposizione interna che definisce l’arco temporale entro cui l’insediamento deve obbligatoriamente avvenire. Il Rettore ha dunque piena discrezionalità e, forse è il caso di dirlo, ce ne siamo accorti. Tuttavia l’assenza di una specifica norma non legittima in alcun modo il continuo procrastinare dell’avvio dei lavori. Soprattutto se si tratta di un caso isolato. Il Consiglio degli Studenti, infatti, è l’unico organo apicale a non essersi ancora riattivato: Il 30 Gennaio si è riunito il Senato Accademico e il 1 Febbraio il Consiglio d’amministrazione. Precisiamo però che durante queste due date non si è data vita a due organi completamente rinnovati nella composizione. Questo perché entrambe le strutture sono composte anche da docenti, tecnici e dallo stesso Rettore; e cioè da posizioni occupate da altri soggetti accademici il cui rinnovamento avviene in momenti diversi rispetto a quello degli studenti. È solo la componente studentesca, per il Senato e il CDA, ad esser stata inserita e integrata nelle suddette strutture.

Il Consiglio degli Studenti, invece, non conosce altra figura interna se non quella di studente universitario. Il suo è dunque un insediamento a tutti gli effetti e non procedere verso lo stesso significa bloccare l’intera struttura. La sua presenza all’interno del campus è essenziale: svolge infatti funzioni propositive e consultive nei riguardi della governance d’ateneo (Senato Accademico e Consiglio D’amministrazione). E proprio la sua composizione a base ristretta ne identifica l’importanza. Non essendo presente alcun altro soggetto accademico, il Consiglio può ricoprire il ruolo di voce primaria del corpo studentesco. È dunque un importante banco di prova in particolar modo per la rappresentanza, che avrebbe così la possiblità di dimostrare di essere espressione di un corpo a sé, con proprie idee e prospettive, senza quindi essere il ripiego delle strutture accademiche interne all’Unisa. Il Consiglio ha inoltre la possibilità di discutere di problemi essenziali per gli studenti non afferenti alla didattica (che invece sono oggetto di verifica per i consigli didattici e le commissioni paritetiche), ma alla loro vita accademica in qualità unicamente di studenti. Hanno dunque la possibilità di discutere, e scegliere il relativo intervento, nell’ambito di tutti i servizi che l’Università elargisce ai suoi iscritti.

Data, dunque, la funzione essenziale e indispensabile dell’organo, ci si domanda: quanto tempo ancora si dovrà attendere?

Antonella Maiorino