La storia dell’appello ripristinato

La quiete dopo la tempesta sembra essere tornata per gli studenti di lingue. Dopo una sessione invernale trascorsa ad organizzarsi lo studio in modo da dover svolgere le prove d’esame nell’ unico appello concessogli, finalmente, dopo svariati mesi e consigli didattici, il secondo appello della sessione invernale è stato ripristinato. In un articolo dello scorso febbraio infatti, Asinu vi parlò della questione ‘appello mancante’ nella sessione invernale a lingue portando alla luce il disagio avvertito dalla classe studentesca.

L’eventualità di un appello in meno aveva già scatenato non poche lamentele da parte degli studenti nei mesi precedenti alla sessione invernale, soprattutto dopo che le voci di corridoio sono state confermate da un post Facebook dell’associazione studentesca ‘Linguisticamente’. Asinu riportò la notizia basandosi su quanto pubblicato dall’associazione attraverso i social ma il nostro articolo, dopo essere stato pubblicato, ha fatto emergere le incomprensioni tra insegnanti e rappresentanti che si celavano dietro il post. L’articolo ha infatti sin da subito catturato l’attenzione della professoressa Renata Savy e di un rappresentante i quali, leggendolo, hanno discusso in merito alle incorrettezze al suo interno riguardanti le reali ragioni della rimodulazione degli appelli. Capendo che la questione celava altri problemi, ci è parso giusto continuare a seguire la vicenda e metterci in contatto con la professoressa Savy e con la direttrice del Consiglio Didattico, la professoressa Nicoletta Gagliardi, per affrontare con loro questo tema e avere delucidazioni. Dalle insegnanti però, purtroppo, non abbiamo ricevuto risposta e questo ci ha impedito di capire le ragioni che hanno portato a questo cambiamento nell’assetto degli appelli. Ci siamo così rivolti ai rappresentanti di Linguisticamente che, invece, hanno accolto il nostro invito.

Dal nostro incontro è emerso che l’idea di eliminare un appello nella sessione invernale, o meglio, di spalmare gli appelli diversamente anticipandone uno a dicembre, non è stata una decisione presa sulla base delle presenze degli studenti ai precedenti appelli d’esame, come ci era sembrato di capire e come abbiamo affermato nel precedente articolo, ma di rilevamenti per conto dell’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca). Quest’ultima si occupa dello studio e della valutazione della qualità e dell’efficienza del sistema universitario e della ricerca italiano per poter poi stilare una lista di dipartimenti ed atenei d’eccellenza. Tra i tanti parametri di cui tener conto, l’Anvur studia anche il numero di prenotazioni e le reali presenze degli studenti agli appelli d’esame, il numero di esami dati e i conseguenti cfu ottenuti. Peccato però che queste valutazioni vengano fatte sulla base di test prelevati nel corso di un anno solare (gennaio-dicembre) e non di un anno accademico che, come sappiamo, inizia i primi di ottobre e termina gli ultimi giorni di settembre del successivo anno solare. Risulta pertanto evidente che i rilevamenti Anvur siano falsati e non corrispondenti al reale dato accademico. Il consiglio didattico ha quindi trovato uno stratagemma per rimediare ai dati negativi acquisiti negli anni precedenti: anticipare l’appello a dicembre così da indurre l’Anvur ad avere una valutazione meno falsata.

Questa strategia ha avuto però delle ripercussioni sull’organizzazione degli esami per gli studenti e, proprio per questo, i rappresentanti insieme alla maggioranza degli insegnanti si sono riuniti per discutere dei disagi degli studenti e di quanto i dati richiesti dall’Anvur sulla partecipazione agli esami non rispettassero i diritti degli studenti stessi. Infatti, se è vero che con questa tattica si è riscontrata una maggiore partecipazione agli appelli d’esame, un maggior numero di esami dati (come era prevedibile) e quindi la percentuale di studenti assenti agli appelli è diminuita, è pur vero che la Carta dello Studente prevede 6 appelli per gli studenti corsisti e 9 per quelli fuoricorso per ogni anno accademico. La problematica, portata anche in senato accademico, ha riscontrato il favore della maggioranza nel ripristinare la situazione precedente. La stessa associazione Linguisticamente ha infatti riportato in un suo post “…dopo una serie di consigli didattici, siamo riusciti a raggiungere il ripristino dell’appello mancante nella sessione invernale, garantendo 6 appelli per gli studenti corsisti. In più, seguendo il Regolamento dello Studente abbiamo ottenuto 9 appelli totali per gli studenti fuori corso.”

Con questo post le speranze degli studenti di lingue si sono riaccese e una luce in fondo al tunnel è sembrata riemergere ma, nonostante tutto, alla fine di questa diatriba una domanda sorge spontanea: prima di spalmare diversamente gli appelli per poter assecondare le esigenze dell’Anvur, perché non è stato consultato lo Statuto dello Studente? In tal modo si sarebbe evitato un disagio non banale agli studenti che, è bene ricordare, sono il motore delle università e di certo non si sono iscritti con l’idea di dover partecipare ad una gara per chi arriva prima alla meta ‘laurea’. Infatti, anche se il danno è stato riparato, non si può non notare la negligenza di chi, a tempo debito, avrebbe dovuto evitare che tutto ciò avvenisse.

                                               Annalucia Contangelo