La scelta di Macerata

3 febbraio 2018
Macerata.
Un uomo abbassa il finestrino della propria auto e punta la sua arma da fuoco contro un gruppo di immigrati, inermi e inconsapevoli, ferendone sei, di cui due in modo grave. L’aggressore continua la sua folle corsa fino al Monumento dei Caduti, dove scende dall’auto, si avvolge nel tricolore, sfoggia il saluto fascista all’urlo di “Viva l’Italia”, per poi consegnarsi alle forze dell’ordine giunte sul posto. Il suo nome è Luca Traini, nel 2017 si candida con la Lega Nord al consiglio comunale di Corridonia, un piccolo centro nel Maceratese di 15.000 abitanti. La sue posizioni di estrema destra sono inequivocabili; basti pensare al tatuaggio che reca sulla tempia, raffigurante il simbolo di Terza Posizione, movimento neofascista fondato negli anni ‘70 da Roberto Fiore, oggi leader di Forza Nuova. Ed è proprio quest’ultimo partito ad assicurare totale solidarietà a Luca, dicendosi disposto persino a pagarne le spese penali. Il leader della Lega Matteo Salvini, dal canto suo, giudicherà gli eventi puntando il dito contro la sinistra, colpevoledi questa “invasione” degli immigrati (rappresentano appena il 7% della popolazione italiana). Le sue perpetue dichiarazioni razziste e xenofobe sono invece un toccasana per il vivere bene insieme.

 

10 Febbraio 2018
Nonostante le dissuasioni del sindaco di Macerata e del ministro dell’interno Minniti, la prefettura autorizza il regolare svolgimento del corteo. A soli sette giorni dall’attentato, la cittadina Marchigiana è così di nuovo protagonista dello scenario politico italiano. Una risposta forte, immediata.
Ore 14:00. Migliaia di manifestanti sono già accorsi. Le scuole sono chiuse su ordinanza del sindaco. In una nota della diocesi di Macerata si fa presente che le chiese resteranno chiuse nel giorno della manifestazione ed è rinnovato l’invito ai fedeli a restare in casa e pregare. Una città praticamente blindata, in un clima di tensione.
Ore 16:00, giardini Diaz: si parte. Una folla chilometrica (gli organizzatori parlano di 30.000 manifestanti) è accorsa da ogni regione d’Italia, unita non dal colore della pelle o da particolari convinzioni politiche, ma da un ardente desiderio di pace. Nonostante le smentite a livello nazionale, sono presenti numerosi esponenti di ARCI, Libera e ANPI. Anche Emergency si schiera in prima linea col suo leader Gino Strada; corposa la partecipazione di “Potere al Popolo”, che ha appoggiato fin dal principio l’iniziativa. Una cospicua presenza di forze dell’ordine è giunta sul posto, senza aver mai avuto il bisogno di intervenire. Una città spaccata dalla paura e dal dolore, sintomo preoccupante di un Paese privo di un preciso sentimento di solidarietà e fratellanza. Inutili sarebbero state le preghiere, sature delle migliori intenzioni, recitate in casa in un angosciante senso di solitudine e terrore. Un grido di coraggio e di umanità invece si è levato nel cielo di Macerata, nonostante tanti (troppi) avrebbero preferito il silenzio e l’indifferenza come risposta a un odio e una violenza sempre più dilaganti. È la dimostrazione che un’altra strada è percorribile, che si ha sempre una scelta.

La scelta di Macerata è stata quella del coraggio. Sì, il coraggio di partire per stringersi in un’ondata di pace, contro ogni forma di fascismo e razzismo, sapendo che insieme è possibile fare la differenza. Solamente insieme si può sconfiggere l’odio e la paura.

Caro Sindaco, caro ministro Minniti, cara Diocesi di Macerata,
il popolo ha avuto ragione.

Antonio Saporito