La metamorfosi di Raffa

Raffaella, Raffa per gli amici, fresca fresca di diploma si accinge ad andare all’università per la prima volta per l’orientamento. Il campus è gremito di persone, ampio, verdeggiante e ricco di quelle promesse che allettano chiunque abbia un minimo di ambizione nella vita. E Raffa di ambizioni ne ha da vendere. L’UnisaOrienta contribuisce ad alimentare i suoi sogni e le sue speranze, di conseguenza non si aspetta minimamente tutto quello che le capiterà di lì a poco.

Appena iniziano i corsi con impegno e dedizione si immerge nello studio, tralasciando le attività extra come seminari e vita associativa per finire tutti gli esami in tempo e diventare una studentessa modello, perché l’Unisa si sa, premia il merito. Nonostante il largo consumo di caffè e l’impegno costante qualcosa inizia ad inceppare  quel meccanismo che sembra essere perfetto.

La borsa di studio che ha guadagnato non le arriva, come se non bastasse non riesce più a fare tutti gli esami in tempo per colpa dei rinvii delle date, i libri difficili da reperire, diversi corsi che si accavallano, assistenti che rendono alcune prove davvero ostiche. Così si affaccia in lei la paura di ritrovarsi fuori corso.

Nel mentre pensa a questa eventualità vede la scultura sita a Piazza del Sapere come un presagio, rappresenta un omino che regge una grossa matita e che le ricorda il peso dei suoi sacrifici, a terra ha dei numeri per svolgere la funzione di meridiana e il rimando allo scorrere del tempo aumenta la sua ansia.

Passa un po’ di tempo e per sopperire al carico economico che le è piombato addosso Raffa è costretta a lavorare per continuare a studiare, ma senza facilitazioni. La situazione non fa che peggiorare. Disperata, una sera dopo i corsi, inizia a vagare per il campus senza avere una meta, è tardi e stanca cerca la navetta per raggiungere gli alloggi per gli studenti, tuttavia a quell’ora non passa, così è costretta a tornare a piedi. La poveretta però non  immagina quale altra sorpresa la attende. Avanti al suo appartamento (più simile ad un cubicolo) trova un foglio attaccato alla bell’e meglio, un avviso di sfratto. Vi è scritto che a causa delle Universiadi gli alloggi servono ad ospitare gli atleti. Decide così di chiedere immediatamente rifugio ad una compagna di corso che abita nei pressi del campus, ha dei corsi che non può perdere a causa della presenza obbligatoria e per fortuna riesce a trovare questa soluzione temporanea.

Il giorno dopo, senza aver quasi chiuso occhio per la preoccupazione, si avvia verso il campus e camminando per i corridoi vuoti si rende conto per la prima volta della trascuratezza e della sporcizia dilagante. Essendo presto, in giro non c’è nessuno se non una delle donne delle pulizie, così decide di punto in bianco di chiederle il perché di quella situazione. Con tutto quello che le è capitato, Raffa ha iniziato a porsi molte domande sul come viene gestita l’università e si chiede in quanti siano nelle sue stesse condizioni, se non peggio.  La cortese  signora le inizia a raccontarle i dilemmi che ormai da secoli gli addetti alle pulizie dovevano affrontare come voci inascoltate, non hanno ancora un luogo adeguato e facilmente raggiungibile per cambiarsi, la paga è tutt’ora misera e manca il personale per far si che l’ordine trionfi.

Man mano che Raffa ascolta le iniziano a prudere le mani e si rende conto che anche per gli altri le cose non sono tutte rose e aiuole all’università.

Il tempo passa e il suo muso, già lungo, diventa sempre più lungo come le sue orecchie, tese al massimo per ascoltare meglio quello che accade tra i corridoi. La voglia di farsi sentire e di raccogliere tutte le testimonianze possibili sui  vari problemi che scopre cresce a dismisura come il numero dei problemi stessi.

Parlando con altri studenti scopre la scarsa disponibilità dei mezzi pubblici, la fragilità degli abbonamenti che si cancellano e che sono costretti a plastificare, la calca di persone che cerca di salire sugli autobus già gremiti per non dover aspettare ore e ore l’arrivo di quello successivo.

Poi ci sono  le facoltà a numero chiuso, si chiede per quali facoltà sia davvero necessario uno sbarramento e per quali no. Per non parlare della mancanza di spazi per le attività associative, guardandosi attorno con occhi sempre più grandi nota quante zone potrebbero essere diversamente sfruttate e quante associazioni sono rimaste senza casa.

Decide così di dare Voce a chi non l’ha, scrivendo! Si circonda di altri che come lei desiderano dare il proprio contributo per rendere meno ardua la vita da studente, organizzano  Cineforum, fanno inondare il campus di poesie, ospitano persone che hanno punti di vista differenti sul mondo, come i Pastafariani e si occupano di tanti altri eventi allo scopo di far emergere tutto ciò che all’università tende a rimanere nell’ombra.

Dopo aver preso questa strada da un po’ di tempo Raffa si rende conto, guardandosi distrattamente nello specchio di un bagno, di essersi tramutata in un Asinu.

Letizia Pizzarelli