In Italia è meglio ricordare

“Per stupire mezz’ora basta un libro di storia, io cercai di imparare la Treccani a memoria” e forse la memoria ci ha fregati. Perseverando nel conservare con consapevolezza, metodo, accortezza tutto ciò che è stato, abbiamo disimparato a selezionare le parti che vale la pena di ricordare. La memoria è un mestiere, ha in sé l’etica del “riportare” in auge tutto ciò che sfugge. Niente a che fare con il ricordo, la cui etimologia (re – cordor, “richiamare al cuore”) ci riporta ad una dimensione esperienziale, tangibile della memoria. È la capacità di rivivere un evento passato, carpire l’elemento caratterizzante dell’accaduto, filtrare l’immensa compagine dei dati acquisiti e riportare ai nostri interlocutori un nucleo di informazioni utile per la comprensione del presente. Non più ciò che è stato, ma ciò che dovrà essere. Nel testo di Lorenzo Migliorati “L’esperienza del ricordo”, si parla di memoria collettiva, condivisione di nozioni dei singoli membri del gruppo. Il ricordo è un’esperienza sociale utile al miglioramento dell’intera comunità. Primo Levi, in “Se questo è un uomo”, racconta le barbarie subite, maledice chi non tramanderà ai posteri la tremenda ed indiscutibile disumanità dell’Olocausto. Non ricorda però i meravigliosi gusti musicali di Hitler, un cultore di Richard WagnerÈ possibile accusarlo di non essere stato imparziale?

Ecco che ieri, Giordano Bruno Guerri ha accusato il Presidente Mattarella di ignorare la storia del fascismo, dopo aver risposto al sindaco di Amatrice Sergio Pirrozzi di non riconoscere i meriti di quel regime in contrapposizione ai due abnormi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Arriva quindi l’elenco di un “povero storico” (così si definisce l’autore) di tutte le “cose buone” che il fascismo ha fatto: “la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili”. È un uomo equo Giordano Bruno Guerri, lui la storia la conosce tutta. Il presidente Mattarella no, ha ingenuamente evidenziato gli errori del fascismo il giorno prima del 27 gennaio, dopo gli sgomberi di rifugiati politici, i morti in mare, l’innalzamento di muri e barriere, scarsa tutela dell’alterità, Salvini, la Meloni, Berlusconi. Mattarella ha “ricordato”. Bruno Guerri ha soltanto “scordato” tutto.

Maria Vittoria Santoro

 

Fonti:

http://nuke.amalteaonline.com/Portals/0/upload_rivista/Rivista_venti/20_Miceli_RecensioneMigliorati.pdf

https://www.dissensiediscordanze.it/memoria-e-ricordo/

http://www.ilgiornale.it/news/politica/che-colle-dimentica-1487007.html