Il peso della conoscenza all’Unisa

Illustrazione di Letizia Pizzarelli.

Da un po’ di tempo all’Università degli Studi di Salerno si è fatto strada il pensiero che il prototipo ideale di studente universitario debba essere quello che si laurea per primo. Che studia tutti, ma proprio tutti, i giorni. Che segue ogni corso e prende ogni tipo di appunti. Gli altri, invece, quelli che gli esami non li danno subito, o almeno non per primi, che si prendono più tempo, definiti fuoricorso, ricevono un trattamento diverso. A partire dalle tasse.

Ed è così radicato questo pensiero che la governance dell’ateneo salernitano ha pensato di ricordarlo agli studenti anche attraverso l’installazione di opere artistiche nel campus di Fisciano. Così è nato il floreale datario del Rettorato e poi, da qualche mese, anche Ombre di Piazza del sapere.

È una meridiana. Attraverso essa, l’ombra della luce solare segna il tempo. E un omino, al centro, regge una matita. Rossa per segnare gli errori che quotidianamente facciamo. Matita, non penna, perché ci troviamo ancora in quella fase di costruzione del nostro futuro dove non tutto è già definito. Però pesante. Come se ci fosse un obbligo, un dovere, e non una passione. Come se dovessimo sforzarci di fare gli esami senza entusiasmarci. Perché tanto l’importante è farli, andare avanti, superare il prossimo, non di certo fare autocritica sulla propria preparazione. Come se l’università fosse solo un esamificio e non un luogo di formazione. Come se il percorso accademico fosse una linea retta da percorrere senza sosta, e non un sentiero su cui perdersi continuamente per conoscere nuove strade e maturare nuove esperienze.

E allora noi ci domandiamo: perché la conoscenza deve essere un peso, una fatica? Lo chiediamo a voi perché noi tuttora non siamo riusciti a trovare una risposta.

La redazione