Il fascino freddo di Berlino

Partire per scoprire un pezzetto in più del mondo, per confrontarti con ciò che è diverso, o anche solo per prendere aria e fermarti un attimo. Partire per mettere a tacere la testa, per avere la libertà di perderti in una strada nuova, dove reinventarti e riscoprirti, dove meravigliarti delle cose più banali, quelle che a casa non avresti neanche notato e che all’estero ti sembrano miracoli piovuti dal cielo. Per tutto questo e per mille altri motivi, vale sempre la pena mettere da parte la paura del volo e permettere alla propria vita di decollare. Il mio di volo mi ha portata a Berlino.

Berlino d’inverno è il freddo sul freddo stesso, sono le nuvole di fumo che ti escono dalla bocca e le dita che ti si congelano ogni volta che provi a comporre il numero di casa. Ed io che dormo sotto le coperte anche d’estate, ho lasciato per una volta che le dita mi si congelassero volentieri, come quel pomeriggio che grandinava e abbiamo toccato i meno sette gradi, e mentre io tremavo riparandomi da pioggia e vento sotto una tettoia, la gente del posto se ne andava tranquillamente in bicicletta. Di fronte avevo il muro. Lungo. Lunghissimo. “Ma non era caduto?”  Beata ignoranza. Certe cose non cadono. L’ho capito una sera incontrando un italiano in una pizzeria. Vivo a Berlino dal ’70. Ma Berlino prima, quand’era chiusa, era diversa. muro di berlinoPoi si è perso tutto l’amore“. Non lo so che significa. Io quella Berlino chiusa non l’ho vissuta. L’ho vista nei film e l’ho studiata sui libri di scuola. Quella Berlino chiusa a me faceva paura, e quel muro mi fa paura tutt’oggi, anche se è pieno di colori e graffiti, anche se le scritte che lo ricoprono invocano pace e trasudano vita, la stessa vita che però in quella città hanno perso in troppi, e poco importa quanti monumenti siano stati eretti in memoria di chi se ne è andato, perché per quanto bellissimi non riportano indietro nessuno. E quelli che la vita non l’hanno persa, se la sono vista comunque portar via, perché in fondo è morte anche questa, il non poter scegliere da che parte stare, e non solo metaforicamente parlando: sei nato ad est e ad est devi morire. Erano gli anni della guerra fredda.  “Fredda” come l’aria. “Fredda” come la gente, dicono, e non nego di averlo per un attimo pensato anch’io dopo essere inciampata in metropolitana e aver notato che non aveva riso nessuno, però è stato un attimo solo, perché poi incontri un tedesco che mentre compra il pane si sforza di parlare inglese per darti una mano, che ti fa una battuta per alleggerire il tempo di attesa mentre sei in fila dietro una coppia che ha intenzione di portarsi a casa il supermercato e a te tocca aspettare mezz’ora per comprare solo una focaccia; e quel tedesco un po’ ti ricorda casa, e ti fa venire in mente tuo padre che odia parlare al telefono e che comunque ti chiama ogni giorno da quando sei partita.

Lì capisci che non sono freddi i tedeschi, piuttosto hanno le nuvole davanti al sole dei loro sorrisi, loro che vivono dove il sole pare non voler sorgere mai: la mattina a Berlino sembra pomeriggio inoltrato e il pomeriggio sembra già notte. Manca un pezzo alle giornate tedesche, ma il pezzo che c’è è pieno di cose belle, e quella città strana, grigia, fredda, ha il fascino delle cose inspiegabili, che se potessi smonteresti e rifaresti daccapo, ma che in realtà se fossero diverse probabilmente non ti piacerebbero così tanto.

 

Valentina Comiato

5 Replies to “Il fascino freddo di Berlino”

  1. 880176 736795Hi! Do you know if they make any plugins to safeguard against hackers? Im kinda paranoid about losing everything Ive worked hard on. Any ideas? 759665

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.