Fonderie Pisano: sentenza definitiva, ma tutto resta com'è

Panta rei, tutto scorre. Il celebre aforisma attribuito a Eraclito, il quale si riferiva a una realtà sempre in divenire, si adatta bene alle vicende delle Fonderie Pisano, storica azienda leader del mercato fusorio italiano, e dei comitati impegnati a porre un freno alla sistematica opera di inquinamento perpetrata ai danni dell’ambiente circostante, degli abitanti e degli stessi dipendenti dell’azienda. Una realtà sempre in divenire, fra sequestri, processi, riaperture, rinvii e sentenze di patteggiamento. Senza dimenticare i morti. Lorenzo Forte, presidente del Comitato Salute e Vita, ci parla degli ultimi sviluppi e della situazione attuale.

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Dopo innumerevoli richieste di rinvio, finalmente si è giunti a una sentenza: l’azienda di Luigi Pisano è responsabile della produzione di polveri e fumi nocivi per l’ambiente e la salute in quantità superiori al consentito, mancanza di adeguati interventi a favore dei dipendenti ed esercizio dell’impianto di fonderie senza autorizzazione. Come giudica questo risultato?

Da un lato siamo contenti che almeno ci sia una sentenza di patteggiamento, ovvero che Pisano abbia ammesso la colpa di aver immesso nell’atmosfera metalli pesanti che procurano danni gravi ai cittadini, e che abbia messo in pericolo i dipendenti dal 2008 al 2011. Questo è un dato di fatto, e il 3 febbraio ci sarà la sentenza. Con la sentenza del 3 febbraio che certificherà il patteggiamento, verrà certificata anche l’ammissione di colpa di Pisano. Da un altro punto di vista, ci rendiamo conto che le norme sulla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini sono molto blande, e in un certo qual modo favoriscono gli imprenditori disonesti che inquinano. Perché questo? Perché se per reati tanto gravi è prevista la sanzione pecuniaria, ed è possibile commutare la pena in una multa ridicola, allora qualsiasi imprenditore disonesto può mettere in conto di agire in questo modo.

Proprio in merito all’ammissione di colpevolezza, un risultato analogo era già stato conseguito con il processo del 2007 in cui Luigi Pisano fu condannato al pagamento di un’ammenda di 6mila euro. Cos’è cambiato da allora?

Per la prima volta un pm, all’interno dei capi di imputazione, afferma esplicitamente che sono stati emessi scarichi contenenti metalli pesanti dannosi per la salute umana in quanto cancerogeni. E’ la prima volta che in un capo d’imputazione si certifica questo gravissimo atto delle Fonderie Pisano. Nei capi d’accusa del 2004 si certifica l’inquinamento delle acque del territorio, l’immissione senza autorizzazione, ma non si certificava in maniera esplicita la correlazione dell’immissione di quei rifiuti con il danneggiamento della salute degli abitanti e dei lavoratori. C’è qualcosa di più chiaro sulle colpe di Pisano.

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Parliamo proprio di monitoraggio: come funziona il Registro Tumori di Salerno, che dovrebbe inviare dati sull’incidenza dei tumori nella provincia ad un Comitato Tecnico-Scientifico regionale ogni tre mesi?

Il problema del registro Tumori, che è passato da un anno e mezzo in gestione all’ASL, è che di fatto non funziona proprio da quando è stato effettuato questo cambio di responsabilità dalla provincia all’ASL. Siamo fermi ai dati del 2009, che non sono nemmeno aggiornati. Noi proprio 2 mesi fa abbiamo scritto una missiva alla Responsabile  del Registro Tumori dell’ASL di Salerno Annalisa Caiazzo; dall’ASL ci hanno promesso una riattivazione, ma ad oggi non è ancora successo nulla. Dai dati aggiornati si potrebbe trarre uno studio epistemologico in grado di fornire un quadro chiaro della maggiore incidenza di tumori nell’area più prossima agli stabilimenti, confrontandola con le altre.

Dopo la sentenza, quale sarà il prossimo passo?

Noi siamo stanchi, ci siamo sempre impegnati per tutelare la salute e il lavoro dei cittadini. Noi abbiamo chiesto al Comune un Consiglio monotematico per il 6 febbraio, dopo la sentenza, dove dovranno essere presenti il Consiglio comunale e la Commissione Ambiente, dove dovremmo essere ascoltati in audizione. Se ciò non verrà fatto, il 21 febbraio saremo sotto i portici del Comune per ricordare i centinaia di morti di una guerra non dichiarata di cui il Comune è responsabile. Se quella sentenza non porterà a nulla, chiederemo la revoca dell’AIA e la sospensiva momentanea delle attività di produzione.

Viene da domandarsi quanto valga il fattore umano all’interno di questa storia, se davvero sono occorsi tanti anni perché se ne riconoscesse l’importanza e se ci sono davvero persone persuase che una ben misera multa possa mettere a tacere il senso di colpa. La questione, che non vede contrapposti solo le Fonderie Pisano e i comitati ma ben altre istituzioni giudiziarie, amministrative e sanitarie, è tutt’altro che chiusa, e si inscrive all’interno di un più vasto – e grave – problema di tutela della salute e dell’ambiente che riguarda tutta la Campania. Si parla di biocidio, e purtroppo sembra che ne parleremo ancora a lungo.

Albio Scuotilancia

Per approfondire:

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Fonderie Pisano, in arrivo un patteggiamento da 800 euro

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