Erri De Luca e le battaglie masticate dai social

Idolatrare e detrarre sono azioni che vengono compiute sempre più a cuor leggero, coadiuvate dal social di turno. L’incredibile mole di messaggi rivolti a Erri De Luca nelle ultime ore, positivi o negativi che fossero, non solo restituisce l’idea di un popolo, una massa giudicante, che si divide banalmente tra idolatranti o detrattori, ma soprattutto ci si rende conto che i suddetti non hanno capito nulla di quanto sia successo allo scrittore.

Sia chiaro, tutti hanno il diritto di distribuire con dovizia errideluca_lowqualityle proprie pillole al cianuro su qualsiasi cosa contenga lo scibile umano, comprese vita e opere di Erri De Luca. Proprio perché di diritti stiamo parlando, fermiamo un attimo la giostra del commento libero e focalizziamoci su  un punto: il giorno 19 ottobre alle ore 13.30 lo scrittore Erri De Luca è stato assolto dall’accusa di istigazione a delinquere, in un processo che non vedeva imputato Erri De Luca, ma la libertà di espressione. Ecco, avrete capito che parlare oggi dello scrittore, del sionista, dello spavaldo, del demagogo De Luca è fuori luogo.

In virtù di questa polemica sterile sull’uomo invece che sulla vicenda, ho sperato che De Luca fosse incriminato. Ho cominciato a crederci quando il 21 settembre la Procura di Torino aveva richiesto 8 mesi di detenzione e l’imputato rispondeva: “Mi aspettavo il massimo della pena”. Cinque anni, questo era il massimo della pena, ma alle parole dello scrittore (la Tav va sabotata) non sono seguite delle vere azioni del movimento, quindi vale la formula “il fatto non sussiste”.

Vi renderete conto di quanto sia difficile comprendere le conseguenze di certe parole, di come sia complesso decifrarne gli effetti. Facciamo un esempio, una guida nel ragionamento: Salvini parla di ruspe riferendosi a campi di clandestini; questa è una chiara istigazione a delinquere, se non fosse che anche la situazione di clandestino rappresenta di per sé un reato; si potrebbe parlare di istigazione all’odio razziale allora, ma anche in questo caso non si dice “buttiamo fuori gli immigrati perché sono immigrati”, solo “buttiamo fuori gli immigrati che non lavorano”. Avrete sentito pronunciare queste parole svariate volte dal leader del Carroccio, ma sapreste davvero definire con esattezza che ricaduta queste abbiano avuto su certi episodi xenofobi in Italia?Salvini

L’articolo 21 della Costituzione Italiana recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Credo che i padri costituenti pensassero anche che il buon senso potesse arrivare in quei territori ambigui che questo principio non riusciva a definire. Per questo motivo speravo nella colpevolezza di De Luca: per tornare a dibattere di queste ambiguità, con la consapevolezza che un uomo stesse pagando per esse, un uomo forte delle sue ragioni e presente alle sue scelte.

Offrire De Luca in sacrificio? No. De Luca ha semplicemente torto dal principio di questa storia, poiché il suo “sabotare” non è metaforico, ma reale e reazionario. Quella che poi è seguita è la storia di un uomo che non ha mosso passi indietro, un uomo che ha avuto coerenza, virtù che oggi merita solo attestati di stima. Per tale ragione speravo che il dibattito restasse fisso su temi alti, e non su quanto il personaggio meritasse o meno il nostro plauso.

Salvatore Tancovi

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