ERASMUS – Il Viaggio

Dopo aver superato la fase selettiva del colloquio e aver ottenuto il via libera dall’università, lo studente erasmus può finalmente prepararsi a soggiornare per un periodo non inferiore ai tre mesi in un paese straniero. Oltre a dover sviluppare una veloce e adeguata indipendenza nelle faccende domestiche, che vanno dall’attenta gestione di una lavatrice al mantenere l’abitacolo in condizioni igieniche dignitose, dovrà superare anche ostacoli un po’ più complessi: trovare un alloggio, sistemarsi, frequentare corsi, sostenere esami. L’università e l’Unione Europea contribuiscono alle spese, ma per avere accesso alla somma finale è necessario che un certo numero di punti di credito sia conseguito presso la struttura ospitante. Allo studente vengono inoltre affiancati due tutor, uno dell’università di provenienza e l’altro della struttura ospitante, il cui scopo è quello di accompagnarlo e seguirlo lungo tutto il percorso. Anche in merito all’esperienza maturata all’estero abbiamo avuto occasione di ascoltare il racconto di alcuni studenti dell’Università degli Studi di Salerno.

Ho alloggiato a Sagasta 22, un palazzone di quattro piani frequentato da 22/24 persone tra studenti e lavoratori. Prima di partire ho ottenuto la quota dell’Unione Europea (circa € 230,00 al mese), che sicuramente non si è rivelata sufficiente. Non bastava neanche per pagare l’affitto. Confrontandomi con altri ragazzi italiani, tuttavia, ho constatato che non tutti gli atenei garantiscono una borsa ulteriore agli studenti Erasmus, come invece fa l’Università di Salerno. La mia esperienza con i tutor si è rivelata positiva. Mi hanno entrambi aiutato molto, soprattutto nella stesura di alcuni documenti.

Sono stato a Malta. Le quote elargite dall’università e dall’Unione Europea non si sono rivelate affatto sufficienti. Inizialmente mi hanno dato il corrispettivo di € 230,00 x 6 mentre di affitto pagavo € 270,00. Non riuscivo a coprire le spese con la sola borsa di studio europea. Senza l’aiuto della mia famiglia non sarei potuto restare così a lungo. Il coordinatore maltese è stato molto disponibile, mi ha seguito fino alla fine, aiutandomi anche con la stesura della tesi in inglese. Il tutor italiano, invece, un po’ meno. Era spesso irraggiungibile.

Ho alloggiato per dieci mesi a Granada in un appartamento condiviso. Per quanto riguarda la mia destinazione la quota dell’Unione Europea, sommata a quella dell’UniSa, mi permetteva di arrangiarmi. Il problema è che le quote all’inizio sono elargite solo in parte, il resto arriva dopo. Quindi ho dovuto anticipare il denaro e forse non me lo sarei potuto permettere se avessi avuto una famiglia in difficoltà economiche. L’aiuto dei tutor è stato piuttosto scadente. In più di un’occasione ho dovuto affrontare personalmente problematiche che mi si erano presentate con l’università ospitante. Il tutor era difficile da rintracciare e difficile da incontrare.

Per sei mesi sono stato a Portogallo. Gli aiuti economici, elargiti dall’università e dall’Unione europea, non si sono rivelati affatto sufficienti. Ricordo che prima che arrivasse la borsa di studio, abbiamo mangiato poco se non pochissimo. Facevamo economia. Secondo me la quota della borsa dovrebbe essere data subito, già dall’inizio . I tutor non mi sono stati d’aiuto in nulla. L’esperienza si è rivelata formativa perché ho avuto la possibilità di fare tirocinio in palestra, quindi di sviluppare un’esperienza formativa.

La città del mio Erasmus è stata Valencia, in Spagna. Ho affittato una stanza con altri tre coinquilini di altra nazionalità. Non è stato facile trovare un alloggio, non mi è stato dato alcun aiuto né dall’Unisa né dalla struttura ospitante. La borsa di studio è risultata appena sufficiente a coprire la spesa dell’affitto e delle bollette. Per il resto, fortunatamente, sono stata supportata dai miei genitori altrimenti da sola non credo che ce l’avrei fatta. Il tutor è stato fondamentale prima, durante e dopo l’esperienza erasmus. Posso considerarmi fortunata perché la mia tutor mi ha seguito, aiutato e supportato in ogni fase dimostrandosi sempre disponibile.”

L’esperienza dei tutor sembrerebbe variare a seconda della persona. A qualcuno capita un docente particolarmente disponibile, a un altro qualcuno quasi sempre irraggiungibile. Questa imprevedibilità mette in difficoltà lo studente universitario che potrebbe ritrovarsi ad affrontare problemi afferenti la struttura ospitante e le relative scartoffie completamente da solo e privo di quell’appoggio che, invece, dovrebbe spettargli. C’è quindi da chiedersi: a chi spetta il compito di supervisionare il lavoro dei tutor affinché agli studenti sia garantita la stessa attenzione prima, durante e dopo l’esperienza Erasmus? Nessuna soggettività incombe invece quando si affronta l’aspetto economico. L’Unione Europea elargisce una somma, calcolata in base al numero dei mesi trascorsi all’estero, che si rivela insufficiente persino per coprire l’affitto. L’Università degli Studi di Salerno contribuisce alle spese con una quota pari a quella europea. Grava però una clausola: l’ateneo rimborsa lo studente soltanto al termine del viaggio e soltanto se ha conseguito un certo numero di punti di credito. Se questo, da una parte, serve a tutelare l’ateneo e a stimolare gli studenti affinché sostengano gli esami, dall’altra le spese finiscono per restare prevalentemente a carico delle famiglie.

A cura di Antonella Maiorino e Sonia Della Sala

L’articolo è tratto dall’inchiesta “Erasmus: luci e ombre sul viaggio più ambito dagli studenti” contenuto all’interno del numero di Asinupress “Scala Immobile”.
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