ERASMUS – Il Colloquio

Nel 2017 gli istituti accademici europei hanno festeggiato i trent’anni del progetto a carattere internazionale, che da tempo collega individui e strutture straniere. Nato nel maggio del 1987, il programma Erasmus è stato ampliato e integrato da numerose direttive che hanno permesso di trasformarlo da esperienza esclusiva per studenti a strumento di connessione tra soggetti universitari di diverso grado. Come ogni compleanno che si rispetti, è doveroso ripercorrere i primi passi del festeggiato che, nel nostro caso, ci riportano al progetto base di mobilità in uscita per studio. Un’opportunità per gli universitari che intendono affinare le proprie prestazioni linguistiche e sondare il terreno per un futuro lavorativo all’estero. L’iter di partecipazione prevede l’iniziale adesione al relativo bando e la successiva convocazione al colloquio, la cui funzione è quella di selezionare tra i candidati i più idonei a trascorrere dei mesi al di fuori del territorio nazionale. Alcuni studenti iscritti all’Università degli Studi di Salerno ci hanno parlato del momento in cui di fronte ad una commissione hanno affrontato questa fase di selezione.

Studio Lingue. Ho sostenuto il colloquio di lingua inglese perché desideravo studiare per un semestre in Inghilterra. Immaginavo, in base a quanto mi avevano riferito, che si sarebbe trattato di una mera formalità. In realtà non è stato così. Il mio colloquio è durato quasi un’ora e si è svolto totalmente in lingua inglese. Tra le domande che mi hanno posto, alcune riguardavano anche le differenze tra il metodo di studio italiano (più teorico) e quello anglosassone (più scritto). Non credo ci sia una vera e propria selezione perché il numero degli studenti che scelgono di affrontare questo viaggio non è alto. A volte non possono neanche permetterselo economicamente. Forse per l’Inghilterra c’è una maggiore attenzione nella selezione”.

L’incontro è durato circa dieci minuti, si è svolto in italiano, mi è stato chiesto il motivo per il quale volessi recarmi a Cadice e quanto conoscessi lo spagnolo. Non conoscendo affatto questa lingua, ho provveduto a seguire un corso al CLA prima di partire. Per quello che riguarda Ingegneria Informatica (il corso di laurea presso il quale sono iscritto) ho avuto modo di constatare che alcuni professori accettano volentieri anche studenti della triennale non in regola con gli esami, mentre, invece, so di altri corsi di laurea in cui queste esperienze vengono sconsigliate se i candidati non sono davvero pronti. La selezione, quindi, forse è troppo orientata verso la discrezionalità del docente e poco verso le reali intenzioni e capacità dello studente”.

Ho studiato Economia. Essendo già in possesso di una certificazione di lingua inglese e parlando già lo spagnolo, non ero preoccupato. Il mio colloquio è durato pochissimo, 5-10 minuti. Mi hanno chiesto quale meta avessi scelto (Granada) e se già sapessi a cosa andassi incontro. Domande di questo tipo. I colloqui a cui ho assistito si svolgevano in questo modo: prima formulavano le domande nella lingua del paese per il quale ci si presentava. Se non si conosceva quella lingua, formulavano le domande in inglese. Se non si conosceva neanche l’inglese, le formulavano in italiano. Ogni volta che erano costretti a passare da una lingua a quella teoricamente più facile si perdevano punti nel colloquio. Credo che la selezione si basi prevalentemente sul numero e sul voto degli esami. È quindi una selezione a livello di merito, dove chi ha la media del 30 ha più possibilità di chi ha la media del 18”.

“La commissione esaminatrice era composta da tre membri: uno per ogni meta. Per il corso di laurea in Farmacia (presso il quale sono iscritta) le disponibilità riguardavano tre mete: due spagnole e una francese. Io mi sono presentata per Valencia. Il colloquio è durato per tutti i partecipanti circa dieci minuti e si è svolto in lingua italiana. Non credo che i miei studi all’università abbiano in qualche modo influenzato l’andamento o l’esito del colloquio, in quanto le domande che mi sono state volte vertevano principalmente sui motivi che mi spingevano a fare domanda per l’Erasmus. Credo che lo scopo principale del colloquio sia proprio quello di capire la reale motivazione degli aspiranti partecipanti”.

“Mi aspettavo di dover affrontare un colloquio in inglese. Invece ho dovuto soltanto sedermi, mostrare la carta d’identità e riferire la meta presso la quale volevo recarmi. Tutto in italiano. La commissione era composta da due docenti universitari, entrambi miei professori di facoltà. La meta che avevo scelto (Malta) non richiedeva delle competenze linguistiche di base. Da quello che ho avuto modo di notare, almeno per Ingegneria Informatica, non c’è una selezione linguistica. Più che altro mi sembra che si prenda principalmente in considerazione il punteggio di merito. Se ad esempio ci sono più ragazzi che vogliono recarsi in Olanda e ci sono pochi posti disponibili, la selezione avviene in base al numero di crediti acquisiti. Si basano molto, quindi, sul numero dei posti disponibili e su quello dei punti di credito accumulati negli anni. Nessuna selezione in base alle competenze linguistiche”.

“Ho presentato domanda per andare in Spagna. Il mio colloquio si è svolto contemporaneamente insieme agli altri candidati ed è durato pochi minuti. La commissione era composta dal responsabile Erasmus del mio dipartimento (studio Scienze Politiche) e da altri docenti afferenti al mio corso di laurea. Lo studio delle lingue straniere era presente nel mio percorso di studio e la sicurezza per sostenere un colloquio in lingua l’ho proprio acquisita attraverso le tante prestazioni e i tanti esami orali sostenuti in precedenza. La selezione, tuttavia, non credo avvenga solo tramite il colloquio ma anche e soprattutto in base al numero di crediti accumulati e in base alla propria media”. 

Gli esaminatori, a quanto sembra, tendono a valutare più la carriera accademica dell’aspirante Erasmus che le reali competenze linguistiche. La commissione relativa alla lingua inglese per l’Inghilterra sembra essere un’eccezione quando a presentarsi è una studentessa iscritta ad un corso di laurea che prevede nel suo piano formativo lo studio dell’inglese. Tuttavia l’esito e l’andamento generale, positivo o negativo che siano, dell’incontro non sembrano precludere, almeno in alcuni casi, la possibilità per lo studente di trasferirsi all’estero. Probabilmente, come anche ipotizzato dagli intervistati, il non elevato numero dei partecipanti tende a influenzare la scelta ultima degli esaminatori.

A cura di Antonella Maiorino e Sonia Della Sala

L’articolo è tratto dall’inchiesta “Erasmus: luci e ombre sul viaggio più ambito dagli studenti” contenuto all’interno del numero di Asinupress “Scala Immobile”.
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