Dottorandi: basta il trasporto gratuito?

Secondo il comunicato del Consorzio Unico Campania per i dottorandi della Regione Campania, a partire dal 14 Dicembre, saranno estese le agevolazioni per l’uso del trasporto pubblico finora riservate agli studenti universitari. Il risultato è frutto dell’impegno delle sedi campane di ADI che, nel settembre scorso, avevano incontrato i vertici della Regione Campania per proporre il progetto di riservare agevolazioni per il trasporto pubblico ai dottorandi di ricerca residenti in Campania. Il trasporto è gratuito per coloro che abbiano reddito ISEE inferiore ai 12.500 euro, a tariffa ridotta se il reddito ISEE è compreso tra i 12.500 e i 35.000 euro. Il limite di età per accedere all’agevolazione è fissato a 35 anni.

Rispetto agli abbonamenti gratuiti per gli studenti, il cui reddito ISEE deve essere non superiore a € 35.000, il limite qui si abbassa e anche se si alza quello dell’età (26 anni per gli studenti) il cerchio dei beneficiari si restringe. Un numero già di per sé esiguo visto che i posti di dottorato in Italia sono pochi e di difficile accesso rispetto a dieci anni fa. L’entità del calo è evidente se si pensa che nel 2006 erano 15.733 mentre dal 2016 sono diventati 8.737 (-44,5%). Solo 10 atenei (8 al Nord) garantiscono il 42% dell’offerta di posti, mentre la percentuale di posti banditi dagli atenei del Sud passa dal 27,7% al 21,7% sul totale.

Dopo l’aumento del 2017 dove si torna ai livelli del 2014, con 9250 posti a bando, (+5.5% rispetto al 2016) si registra comunque una calo di posti a bando pari a 6483 posti (-41.2%). Dai recenti dati Istat (Novembre 2018)  emerge che, a causa dei tagli all’istruzione, le università non sono in grado di assorbire i dottori di ricerca, malgrado abbiano disperato bisogno di un ricambio del personale docente. D’altra parte, il settore privato investe sempre meno in ricerca e sviluppo. Ad ulteriore conferma, solo il 15.2% dei dottori di ricerca occupati prima del conseguimento del titolo asserisce di aver migliorato la propria posizione lavorativa. Da qui il passo successivo di lasciare l’Italia è breve.

Negli ultimi anni si è assistito poi alla frammentazione delle figure dottorali: prima c’erano solo quelli con borsa e senza, ora ci sono dottorati industriali, apprendistati di alta formazione, borsisti da estero, ecc. Una moltiplicazione di figure che non arricchisce l’offerta ma serve per cercare di far fronte ai tagli.

Alla luce di questi problemi il gesto della  Regione Campania perde di significato poiché non tiene conto di una realtà complessa e difficile. Eppure si parla ancora di premiare il merito  e di dare risalto alla cultura, un segnale di interesse che sarebbe importante se non fosse soltanto superficiale.

A continuare a combattere per la tutela e il riconoscimento dei dottorandi c’è l’ADI, l’associazione che si è fatta portavoce di questa battaglia fatta da dottorandi e da dottori di ricerca, indipendente dai partiti. Tra i molteplici obiettivi vi è l’aumento delle borse, il superamento del dottorato senza borsa, lo statuto dei diritti, le misure pensionistiche e la riforma delle procedure di reclutamento. Il tutto ben esplicato in una proposta completa di Riforma del Dottorato di Ricerca. Come rappresentanti al CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari) e al CUN (Consiglio Universitario Nazionale) cercano di far sentire la voce dei ricercatori e degli aspiranti tali.

Infine c’è la questione, non secondaria, del  problema della disponibilità dei traporti stessi. Spesso si è parlato dell’affollamento, delle corse saltate, dei disagi che gli studenti sono costretti ad affrontare e con essi anche i dottorandi e chi usufruisce di questi servizi. Basterebbe un finanziamento da parte della Provincia per aumentare il numero di pullman e delle corse, ma non è ancora avvenuto.

Queste sono tutte mancanze che esistono alla radice e che mostrano un divario importante tra le reali esigenze dei dottorandi e i provvedimenti che sono stati presi. La stessa esistenza di associazioni come quelle dell’ADI non fa altro che evidenziare questa mancanza nel tentativo di colmarla.

Letizia Pizzarelli