Il Dipartimento di Medicina tra alti e bassi. Intervista al Prof. Capunzo

Il Dipartimento di Medicina e Chirurgia ha attraversato, sin dalla sua costituzione, continue fasi positive e negative. Abbiamo intervistato il Direttore del Dipartimento, il Professor Mario Capunzo, per fare il punto della situazione e analizzare alcune criticità (accertate o presunte) della struttura. 

Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha comunicato che le borse di studio afferenti alle scuole di specializzazione di area sanitaria quest’anno sono state più che raddoppiate. A cosa è dovuto il miglioramento?
Abbiamo ottenuto diversi risultati positivi di cui non si è potuto non tenere conto, come quello di essere entrati a far parte dei primi 100 dipartimenti di eccellenza. Un vero e proprio incremento si è verificato con le borse regionali, che attualmente sono una ventina. Il numero complessivo non è ancora ottimale ma c’è da tener conto che mentre pochi anni fa siamo partiti con solo due borse, oggi possiamo contarne quarantasei. Nonostante l’ambiente non sia favorevole, perché il numero generale delle borse è diminuito, siamo ugualmente riusciti ad ottenere questi esiti positivi.

Il MIUR nel luglio del 2014 ha parlato di 24 scuole di specializzazione che potevano essere organizzate presso il corso di laurea in medicina a Salerno.  Al momento a quanto ammonta il loro numero?
In passo il ministero verificava, attraverso i suoi canali, i requisiti per l’istituzione delle scuole. Per la loro attivazione, tuttavia, erano necessarie anche la presenza di borse di studio. Questo è il motivo per il quale il numero di scuole attivate è stato minore rispetto a quello potenziale dichiarato dal ministero. Con l’ampliamento progressivo delle borse di studio, attualmente possiamo contare 13 scuole e procediamo in una direzione di ampliamento delle attivazioni.  

Molti studenti non sono d’accordo con l’accesso programmato al corso di laurea in Medicina. Anche quest’anno per i test d’ingresso all’Unisa, ci sono state proteste. Ritiene che sia giusto limitare l’accesso al corso di laurea e impedire ai tanti aspiranti medici di entrarvi?
Il numero programmato è diventato indispensabile in funzione di due problemi. Il primo è quello della stima del fabbisogno dei medici: il percorso di formazione dei medici parte con il corso di laurea, continua con la specializzazione e poi deve giungere a una sistemazione, come medico di base, specialista ecc. il numero programmato è stato quindi istituito, in particolare a Medicina, per evitare il fenomeno che si verificava negli anni addietro, cioè quello della disoccupazione medica. Il secondo problema riguarda le strutture adibite alla formazione dei giovani medici, che devono essere adeguatamente attrezzate. Mi spiego meglio: in questo periodo le domande per entrare a far parte del Dipartimento di Medicina sono circa 1400, oltre a quelle delle professioni sanitarie. Diventa quindi pressoché impossibile gestire un’adeguata didattica, anche nei casi pratici e di tirocinio presso le strutture ospedaliere, gestire un elevato numero di studenti e aspiranti medici. 

Nell’anno 2012 la facoltà di Medicina è stata oggetto di un violento vortice tra il MIUR, il Rettore, e il Presidente della Regione a causa della mancata ratifica da parte del ministero della convenzione che dava vita all’azienda ospedaliera universitaria. Da allora come si è evoluta la vicenda?
La normativa attuale prevede che le facoltà di Medicina soddisfino quelle che sono le esigenze formative pratiche in strutture ospedaliere, che possono essere dei policlinici a gestione diretta oppure delle aziende ospedaliere universitarie, nelle quali viene garantita anche la formazione dei medici e degli specialisti. La nostra azienda ospedaliera era un ospedale che doveva essere trasformato in azienda ospedaliera universitaria. Finché non c’è stato questo atto, l’azienda ospedaliera ospitava già le strutture universitarie però non aveva la configurazione giuridica di ‘universitaria’ che determinava la formazione di tipo pratico. All’inizio del 2013 è stato emanato il Decreto del Presidente del Consiglio e questo scoglio è stato superato. Dopo questa data è stata istituita l’azienda ospedaliera universitaria e nel 2017 c’è stato l’atto aziendale. Il percorso è ancora in corso affinché vi siano le strutture e le possibilità per poter garantire la formazione di tipo pratico. 

In una nostra inchiesta dedicata ai tirocini, dalle opinioni raccolte è emerso che alcuni studenti lamentano l’assenza di esami autoptici sui cadaveri. 
Recentemente abbiamo inaugurato l’istituto di medicina legale nella struttura ospedaliera di Mercato San Severino, dove ci sarà la possibilità di svolgere anche questo tipo di esperienza. Si deve comunque tener presente che rispetto a molti anni fa, in cui vi erano molti cadaveri a disposizione, oggi tutto questo non è più consentito. L’unica possibilità che hanno gli studenti in Italia è quella di assistere alle autopsie. Gli stessi chirurghi italiani spesso vanno all’estero a frequentare dei corsi su cadaveri perché in Italia l’iter è diventato molto stringente e dispendioso. La pratica non è nemmeno gradita a tutti, perché ci sono tantissimi studenti che non vorrebbero fare questo tipo di esperienza, in quanto il loro corso di specializzazione poi non necessariamente li porta in un campo quale quello delle autopsie o esami sui corpi.  

Nato nel 2005, il corso di laurea in Medicina ha affrontato innumerevoli problemi. A distanza di dodici anni, possiamo dichiarare superato il periodo buio di questo dipartimento?
In un modo o nell’altro si può dire che siamo riusciti a fare un vero e proprio miracolo, perché 12 anni fa nessuno avrebbe pensato che saremmo riusciti, in concomitanza di un periodo di crisi, a portare a termine tutti questi progetti. Ovviamente il cammini è ancora lungo, ma i dati sono rassicuranti.  Le difficoltà ci sono state, ci sono e ci saranno perché occorre grande volontà e determinazione per arrivare ai risultati. Contiamo che in futuro possiamo continuare lungo una proiezione che ci vede vincenti, grazie a quegli sforzi e a quei sacrifici che ci hanno consentito di arrivare ai risultati odierni. 

Maria De Paola