Dall’obsolescenza programmata alla desiderabilità

Prima dell’avvento degli smartphone chi non possedeva una reflex analogica, poteva dilettarsi di fotografia acquistando una “usa e getta”. Il loro prezzo era di circa 8€, permettevano 27 scatti, alla fine dei quali, si mandava in stampa il rullino in un qualsiasi studio fotografico, dal quale ne uscivamo con entrambe le mani impegnate: in una le nostre foto, nell’altra i resti, di cui disfarci, della nostra macchina fotografica. Forse la nostra generazione è una delle ultime che può dire di aver usato una di queste mirror-less come primo oggetto usa e getta. Con l’avvento dei sensori fotografici, ed il basso costo della fotografia digitale, la mirror-less usa e getta è lentamente ( se non quasi completamente) scomparsa dal mercato. Probabilmente anche grazie ad una crescente consapevolezza dell’impatto sull’ambiente di questi prodotti, la maggior parte degli usa e getta si sta lentamente trasformando.

Si cerca ad esempio di realizzare prodotti solo parzialmente “ usa e getta”, ad esempio penne in cui è possibile sostituire la stilo senza gettar via il corpo, o ancor meglio prodotti realizzati con altre componenti di materiale riciclato. Persino ciò che fino a poco tempo fa era destinato a restare un usa e getta ha subito delle migliorie. È il caso, ad esempio, dei razzi per lanci spaziali proposti dalla SpaceX, in grado di tornare sulla terra ed essere riutilizzati senza bisogno di costruirne altri. Un notevole vantaggio anche per la diminuzione di emissioni di CO2. Sembra infatti che un approccio ecologista e consapevole dei pericoli del riscaldamento globale, stia spingendo scienziati e tecnici a realizzare prodotti più rispettosi delle risorse del pianeta.

Sebbene a noi comuni mortali possa far piacere tutto questo impegno nel rispetto del pianeta, della nostra unica casa, di sicuro sarà meno contento chi questi prodotti usa e getta li realizza e vende materialmente. Costretti sempre più a realizzare prodotti duraturi nel tempo, vedono sfumare i propri profitti ogni qualvolta non possono applicare quella obsolescenza programmata che tanti guadagni porta nei propri conti in banca. Ed è cosi che gli investimenti si spostano dal settore “obsolescenza programmata” a quello della “ desiderabilità ”, un settore proprio più del marketing che della progettazione. Se non puoi vendere lo stesso prodotto usa e getta, perché sostituito con uno duraturo, allora tanto vale cercare di vendere più versioni dello stesso prodotto. Ed è da questo settore che veniamo invogliati ad acquistare un prodotto del tutto simile a quello già in nostro possesso, e a disfarci quanto prima del “vecchio modello”, anche se perfettamente funzionante o nuovo. Ed qui che avviene la trasformazione del nostro modo di concepire l’usa e getta: mentre prima l’obsolescenza era programmata fino alla fine materiale del prodotto, ora è programmata sulla base del nostro bisogno di novità ed unicità. Alla luce di ciò quindi ha senso dire che le innovazioni tecnologiche che stanno creando prodotti sempre più duraturi, serviranno ad eliminare definitivamente la nostra concezione di “usa e getta”?

Luca Guido Salomone

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