Dallo spazio: Il progresso

È partita lo scorso 16 Marzo ExoMars, la nuova missione dell’agenzia spaziale europea, con destinazione Marte. ExoMars prevede la messa in orbita di un satellite e l’atterraggio di un lander sul pianeta rosso. Scopo della missione: studiare l’atmosfera del pianeta rosso e individuare tracce di vita. L’Italia, con l’agenzia spaziale italiana, ha ricoperto un ruolo da protagonista. Le due sonde, infatti, sono state quasi interamente progettate e costruite presso gli stabilimenti della Thales Alenia Space, di Torino. Ruolo da protagonista anche in termini economici, il nostro Paese ha infatti investito 370 milioni di euro, circa il 33% dell’intero costo. Fin qui tutto bene, direbbe un qualunque appassionato di Scienze e Tecnologia.

Eppure c’è chi, anche giustamente, si domanda a cosa possa servire spendere 370milioni, in un periodo come questo, per spedire una ”lavatrice tecnologica” su Marte. Tali investimenti, non potevano essere fatti per opere pubbliche? Non potevano essere destinati al miglioramento delle situazioni dei paesi meno sviluppati? Davvero non abbiamo altre spese su cui risparmiare per dedicarci a queste nobili cause, sopra citate?

exomars-2016-mission1111Facendo un po’ di conti scopriremo che in questi anni, dal 2000 al 2015, è in costruzione sulle nostre teste, a 400 Km di altezza, una stazione spaziale internazionale. Su questa stazione convivono perennemente sei astronauti, di ogni nazione coinvolta nel progetto; e no non è difficile vedere astronauti americani, russi e cinesi convivere pacificamente.

Il costo di tale stazione è arrivato nel 2015 a 8 miliardi di euro. Una cifra che può sembrare enorme a primo impatto, ma calcolatrice alla mano, scopriamo che il suo costo è stato di circa 1 euro l’anno per contribuente europeo. Probabilmente chi toglierebbe anche quest’unico euro all’anno alla ricerca scientifica, non sa che il costo complessivo della Sa-Rc nel 2015 è arrivato a ben 9 miliardi di euro, 3,11 euro all’anno per contribuente italiano. Anche se volessimo giustificare un tale dispendio di risorse con la poca trasparenza e l’alta corruzione, da cui l’Italia è afflitta, ci basterebbe pretendere una maggiore trasparenza per risparmiare qualche denaro da destinare a quelle nobili cause. E se anche ciò non dovesse bastare, potremmo sempre risparmiare 6,96 euro l’anno per contribuente, riducendo l’intervento delle nostre truppe in Afghanistan. Tale conflitto, infatti, è costato all’Italia 5 miliardi di euro, considerando il periodo 2002-2014.

Paradossalmente quell’unico euro investito apparentemente solo per la mera ricerca spaziale, ha portato molti più miglioramenti nei paesi del terzo mondo, che quei 6.96 euro investiti nelle missioni di pace. Basti pensare alle numerose scoperte sulla cura all’osteoporosi e al distaccamento della retina avvenute proprio in ambiente di microgravità. Non solo: sulla stazione spaziale internazionale, infatti, le abitudini quotidiane portano un notevole vantaggio tecnologico proprio nei paesi in via di sviluppo. Un esempio è l’uso dell’acqua e la sua ”creazione” attraverso il riciclo delle urine. Tali metodi di purificazione hanno, infatti, permesso di creare analoghi processi da mettere a disposizione di quelle popolazioni che non hanno diretto accesso all’acqua potabile.

Non c’è, però, bisogno di arrivare in queste situazioni limite per vedere la ricaduta tecnologica di tali investimenti nella vita di tutti i giorni. I nostri computer, i nostri modi di comunicare, le nostre scarpe da palestra si sono evolute nel tempo incorporando scoperte avvenute proprio in questo ambito di ricerca. Non sappiamo se su Marte ci sia o meno la vita, ma di sicuro sappiamo che la tecnologia usata per scoprirlo, un giorno verrà usata per migliorare le condizioni di vita di qualcuno giù sulla Terra.

Luca Guido Salomone

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