Il 5 e il 6 luglio, il campo 24 Maggio della zona orientale di Salerno ha ospitato l’Antifa Fest, un festival creato dal basso in cui ogni partecipante ha avuto la possibilità di immergersi nella pratica antifascista ed essere accoltə in quello spazio attraverso strumenti di inclusione e libertà. Organizzato in un luogo in cui lo sport popolare, accessibile e gratuito ha rappresentato per la comunità un mezzo per la lotta al classismo, al razzismo e alla discriminazione di genere, il festival si è mostrato, a partire dalla sua struttura, un vero e proprio percorso di rappresentazione politica. All’interno del campo 24 Maggio, ogni esigenza fisica ed emotiva è stata ascoltata.
Nonostante l’accessibilità non sia stata performante al 100% a causa della struttura stessa del campo da gioco, le zone di decompressione hanno permesso a persone con diverse necessità di usufruire di strumenti per lo stimming, spazi in cui gestire gli stimoli presenti nell’ambiente circostante. Le regole di convivenza all’interno degli spazi preposti hanno rappresentato uno strumento di cura per chiunque abbia avuto bisogno di assistenza: consenso per il contatto fisico e per il dialogo, silenzio, aiuto per chiunque abbia dimostrato di aver bisogno di uno spazio sicuro, niente foto o esposizione, niente rumori eccessivi.
La politica dell’Antifa Fest si è espressa nel bisogno di ogni gruppo o collettivo – senza loghi o bandiere di riferimento – di portare nella periferia di Salerno la bellezza dell’antifascismo attraverso l’arte in ogni sua espressione, il dibattito e il senso di comunità. Ogni vetrina del festival è stata finanziata e autogestita da soggettività differenti. Sono stati istituiti laboratori artistici pratici di giocoleria, serigrafia, macramè, produzione di stampe, adesivi, fotografie inclusive e rappresentative di ogni identità. Le attività sono state gestite da Queer Mushroom Forest, Artflow&co, Studio Karma Factory, Stregonia, Free Sail Handmade, Francesco Tortora, Sauro. Ogni realtà ha portato dal basso il proprio vissuto, diffondendo cultura e aggregazione. In una contemporaneità così reazionaria, il festival antifascista salernitano ha risposto attraverso la diffusione libera della cultura. Saperi Liberi è uno dei progetti centrali dell’evento. La biblioteca autogestita all’interno del campo ha offerto la possibilità di contrastare l’inaccessibilità della cultura con una vera e propria costruzione attiva di un luogo in cui chiunque ha potuto lasciare il proprio contributo.
Gli spazi di dibattito hanno permesso a tutt3 di esprimere le proprie idee. Ogni realtà ha potuto usare il microfono per amplificare la sua voce. Con la scrittrice Ana Nitu, autrice di Incognita – free tekno e cospirazioni in cassa dritta, edito da Agenzia X, e l’autrice della prefazione Rote Zora, si è discusso di come il free tekno e i free party, ora punibili con il carcere, possano diventare pratiche di resistenza politica. Attraverso il dibattito con il pubblico presente, è nato un dialogo costruttivo sul concetto di riduzione del danno, uno dei quattro pilastri della politica europea sulle droghe insieme alla lotta al narcotraffico, alla prevenzione e al trattamento, decostruendo le politiche proibizioniste attive nel Paese.
All’Antifafest, il cibo non è stato sostentamento, ma manifesto politico. Ogni pasto servito, a prezzi accessibili, non è stato preparato usando carne e derivati animali, in contrasto all’oppressione verso nessun animale non umanə. Il cibo è stato, inoltre, palestinese. Un segnale di avvicinamento alla cultura di un popolo che subisce un genocidio in diretta mondiale, che vive a causa della guerra la perdita della propria cultura. Il nutrimento ha avuto un valore culturale, rituale e sociale. L’intrattenimento di Hiphop Against Fascism e i due live acustici dell3 artist3 Cercomarco e Folky Slum, insieme agli spettacoli di fuochi e acrobazie, hanno messo al centro della discussione il corpo e la voce come strumenti di emancipazione.
Il 7 luglio, in risposta alla commemorazione del militante fascista Carlo Falvella, si è tenuto un presidio di protesta in risposta alle pratiche reazionarie salernitane. Le comunità antifasciste denunciano l’impossibilità di ottenere la piazza 25 Aprile per manifestare contro la deriva fascista rilevata nella città di Salerno. La commemorazione del militante del FUAN, definita neutralmente come una commemorazione contro l’odio politico di ogni genere, è avvenuta in via Velia in maniera del tutto autorizzata. Il presidio antifascista, avvenuto successivamente in Piazza Pasolini, è stato continuamente controllato dalle forze di polizia. Le proteste hanno più confluito in un’assemblea di discussione e dialogo. Il contrasto della presunta pericolosità delle persone intente a manifestare rappresenta uno strumento repressivo di controllo contro il dissenso. Un dissenso nato da un viaggio fatto di lotta, di battaglie, di volontà e di scelte. L’Antifa Fest ha rappresentato un percorso di consapevolezza verso una presa di posizione salda e volitiva contro le politiche fasciste in ascesa in contesti nazionali e locali. Un percorso di consapevolezza gioioso, libero, privo di connotazioni partitiche, orientato alla tutela della libertà di essere sé stess3 anche negli spazi meno safe in una Salerno sempre più antifascista.


