Il costo della contraccezione

In continuità con l’iniziativa “Libere di scegliere su parto, aborto, contraccezione” avviata 5 anni fa, un gruppo di professioniste/i ed attiviste/i organizzatosi nel “Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole” ha lanciato da circa un mese una petizione sul noto sito Change.org. Oggetto di questa è il passaggio di un numero minimo di contraccettivi dalla fascia c, per i farmaci volti ad un utilizzo singolo, alla fascia a, che sono invece quelli prescritti nel caso di malattie croniche ed in parte a carico dell’ASL (con variazioni sul pagamento del ticket da regione a regione).

In Italia, come sappiamo e abbiamo già approfondito su Asinupress, l’aborto ormai è diventato quasi un miraggio in quanto la pratica viene identificata come una riparazione ad un uso non consapevole della contraccezione. Molto spesso però, più che motivazioni legate ad una più o meno alta consapevolezza, ad entrare in gioco e a pesare maggiormente sono fattori di natura economica ed anagrafica. Proprio per questo il “Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole” si è mosso ed oggetto dell’istanza sono pillole di seconda generazione (o terza nei casi di allergie o patologie varie), spirali, impianti sottocutanei, cerotti ed i più semplici preservativi.

Come si legge nel comunicato di presentazione, un non coretto controllo della propria fertilità può essere più pericoloso di quanto in apparenza possa sembrare. Un numero di figli inadeguato al tenore di vita di una famiglia o una gravidanza in giovane età, portano con sé infatti problematiche di natura sociale ed acuiscono i dislivelli culturali già fortemente presenti nel territorio italiano. “Le campagne di informazione lanciate negli ultimi anni – puntualizza Marina Toschi nel comunicato stampa per la petizione – si basano sul fondamento comune della procreazione responsabile, diritto che nel 2017 nessuno metterebbe mai in discussione in un paese democratico. Tuttavia il costo della contraccezione risulta troppo oneroso per tante donne, coppie e famiglie”.

I vari costi risultano quindi troppo gravi per molte realtà familiari in cui si vanno ad aggiungere disagi di natura sociale e psicologica nella loro economia di vita. Per non parare delle malattie veneree, il cui contagio avviene spesso a causa di rapporti, specialmente occasionali, non protetti. La scelta del miglior metodo contraccettivo deve però anche, e soprattutto, essere accompagnata da un potenziamento ed un controllo del funzionamento di strutture come i consultori e da un buon dialogo tra pazienti e professionisti per seguire i criteri aderenti alle disposizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Raggiunte ormai più di 60 000 mila firme speriamo che ‘AIFA ed il Ministero della Salute degnino questa iniziativa, culturale, prima ancora che medica, della giusta attenzione.

Chiara Pericolo