Che genere di tutela all’Unisa? Intervista a Maria Rosaria Pelizzari

Questione di genere e pari opportunità. Argomenti importanti e molto sentiti dagli universitari e non, tanto da creare opinioni spesso estremamente divergenti. Ne abbiamo parlato con la Professoressa Maria Rosaria Pelizzari, docente di Storia Contemporanea e di Storia delle donne e studi di genere, nonché Direttrice dell’Osservatorio interdipartimentale per gli Studi di Genere e le Pari Opportunità, che promuove la ricerca e il confronto sugli studi e le statistiche di genere, la parità e le pari opportunità.

L’Osservatorio per la diffusione degli studi di Genere e la cultura delle Pari Opportunità è stato costituito nel 2011. Sono ormai trascorsi 7 anni dagli esordi, com’è cambiato l’Osservatorio in questo periodo?
È cambiato da un punto di vista numerico, infatti si è ingrandito per quanto riguarda l’adesione dei vari Dipartimenti. L’Osservatorio è a tutti gli effetti un Centro Interdipartimentale di Ateneo e comprende attualmente 10 Dipartimenti su 16 totali dell’UniSa. Quando lo fondammo nel 2011 c’erano solo 6 Dipartimenti. L’idea iniziale nasceva da un gruppo di donne di varia estrazione formativa, chi proveniva da studi umanistici, studi giuridici ed economici e così via, e che insieme sentivano molto importante le tematiche che riguardavano l’affermazione delle pari opportunità nella carriera universitaria e nell’Ateneo in generale, in particolare che gli Studi di Genere diventassero un’ottica con cui guardare al mondo della ricerca.

Cosa sono i “Gender Studies”?
I Gender Studies sono studi di tipo interdisciplinare, per cui è possibile che un argomento venga visto da varie ottiche, per quanto riguarda i rapporti tra uomo e donna nel corso delle epoche storiche, circa vari contesti, anche culturali, delle differenti mentalità che si sono susseguite nel corso della storia. All’interno del mondo della farmacia ad esempio (il relativo Dipartimento fa parte dell’Ogepo ndr) si compiono studi di Farmacia “di genere”, perché è risultato da alcune ricerche, che noi supportiamo, che mettono in risalto come le medicine non abbiano lo stesso effetto su uomini e donne, ed esiste una medicina di genere, che si interessa appunto delle differenze tra il corpo femminile e maschile in tal senso, in grado di diversificare i farmaci e le cure da somministrare.

Quali sono, secondo Lei, queste asimmetrie?
È più difficile per le donne entrare nel mondo del lavoro alle stesse condizioni dei colleghi uomini. Ad esempio, fino al 1963 le donne non venivano considerate adatte per diventare giudici, perché le si riteneva non capaci di giudicare. Oggi, le magistrate hanno superato numericamente gli uomini, simbolo di una determinazione e intelligenza femminile molto spiccata. Come Ogepo abbiamo creato un corso di formazione post lauream, “Politiche di Pari Opportunità, Leadership Femminile e Diversity Management”. L’anno scorso ha avuto circa 36  persone iscritte, di cui 35 donne e 1 uomo. È stata presente anche la portavoce di Hillary Clinton, che ha parlato di quanto fosse importante il gioco di squadra e sostenersi a vicenda tra donne senza mettersi in competizione. In questo corso abbiamo trattato anche l’argomento dell’inserimento nel lavoro delle persone più fragili e disabili.

L’Osservatorio si occupa anche di disabilità e delle relative problematiche. Secondo Lei L’UniSa è a misura di diversamente abile?
L’Ateneo ha fatto sicuramente dei passi in avanti, anche con l’istituzione del “Laboratorio H”, un laboratorio linguistico multimediale con 48 postazioni messe a disposizione degli studenti con Disabilità o con DSA. Le barriere sono state eliminate quasi dappertutto, poi ci sono varie facilitazioni per i ragazzi che hanno disabilità; in ogni corso di laurea, infatti, c’è un delegato che si interessa della disabilità e che informa i docenti quando lo studente con problemi deve sostenere un esame. C’è attenzione sul tema anche dal punto di vista strutturale con parcheggi ecc., anzi, si può dire che il Campus sia un’oasi felice rispetto a quello che si trova fuori, anche a Salerno, ad esempio con marcate barriere architettoniche e una mentalità che esclude il diversamente abile. Ancora qualcosa si deve migliorare all’università, ma molto è stato anche fatto, anche attraverso incontri e sensibilizzazioni sul tema dell’occupazione lavorativa per far comprendere che, ad esempio, nelle aziende i disabili non sono un peso, infatti dobbiamo capire che favorendo il loro inserimento, essi sono una ricchezza per l’azienda.

A proposito do lavoro ed occupazione, l’Ogepo rivolge la sua attenzione elusivamente agli studenti oppure anche al personale dell’UniSa e ai lavoratori?
Abbiamo il Comitato Unico di Garanzia, di cui sono la Presidente, che si interessa più in particolare del personale, mentre l’Ogepo si rivolge prevalentemente agli studenti.

Esiste uno sportello dedicato all’ascolto dei lavoratori, degli studenti e, in generale, di chi ha bisogno di confrontarsi con una “voce amica”?
Stiamo organizzando uno sportello di ascolto al 1° piano del Rettorato, nella sede del Comitato Unico di Garanzia insieme al Professore Mauro Cozzolino di Psicologia, si chiama “Sportello Benessere” ed è stato pensato per il benessere sul luogo del lavoro, per ascoltare tutti i problemi che ci vengono segnalati, come mobbing, violenza ecc. Personalmente mi reco presso la sede del CUG, sede anche dello Sportello, tutti i mercoledì dalle 10.30 alle 12.30 per parlare delle problematiche proposte e trovare una soluzione.

Di quali altri progetti si è occupato l’Ogepo negli anni trascorsi e quali sono ancora in corso?
Uno dei nostri impegni principali è quello contro la violenza sulle donne. Per questo l’UniSa siede a un tavolo interistituzionale al Tribunale di Salerno con varie associazioni cittadine e strutture come Questura, Carabinieri, Polizia, Comune. Per quanto riguarda la formazione, ogni anno dedichiamo un mese alla “violenza spiegata”, che vede spiegare appunto ai ragazzi il tema della violenza, entrare in un discorso di formazione contro gli stereotipi, che sono qualcosa che occupano la nostra mente e ci impediscono di accettare la diversità e le difficoltà. Poi tra le nostre attività rientra anche la “Scuola estiva delle donne” che facciamo insieme all’istituto “Pontano” di Napoli. Andiamo ogni anno in un Comune diverso, che ospita 10 ragazze che fanno attività di laboratorio e poi le interviste alle anziane del luogo, che ricordano la loro storia e la storia del paese e poi scrivono dei libri su ogni paese vitato.

Il documentario “Il rumore delle radici”, con le interviste ai giovani nigeriani arrivati a Salerno con i barconi, e assistiti con un progetto di recupero sociale da parte del Comune di Salerno, è un corto realizzato proprio dall’Ogepo in collaborazione con l’UniSa, che ha vinto la settima edizione del contest “Salerno in CORTOcircuito”, come miglior cortometraggio di comunicazione sociale. Pensa che l’argomento dell’immigrazione sia ancora attuale e, soprattutto, che la coscienza sociale lo percepisca ancora come un fenomeno pericoloso per la popolazione?
Ritengo che stiamo andando verso una società che chiude le barriere, sempre più ci sta uno scontro con quello che si considera “altro” perché si ha paura. Queste paure nascono in un modo irrazionale, ma spesso vengono guidate soprattutto dai gruppi politici che cercano di influenzare l’opinione pubblica suscitando paure che non sono reali, anche contro l’immigrazione, pure per regolare i flussi di voto. Dall’altra parte questa immigrazione non possiamo fermarla in alcun modo, perché fuggono da una morte certa preferendo la speranza di sopravvivere alla certezza di morire. L’università può aiutare a cambiare mentalità e atteggiamento e formare dal punto di vista culturale.

Molto sentita è anche la questione della “carriera alias”, cioè del cosiddetto doppio libretto per gli studenti che sono in procinto di cambiare sesso e che richiedono che questo cambio status sia riportato sul libretto universitario. L’Ogepo come si sta muovendo in tal senso?
Gli unici casi che si sono rivolti a noi sono di 2 studentesse che stanno diventando dei ragazzi e un ragazzo che sta diventando una ragazza. Ho sentito molto questa questione e mi sono battuta moltissimo, ma la carriera alias comporta la difficoltà da un punto di vista di inserimento dei dati in CINECA, la struttura che gestisce tutti i dati dei nostri studenti, per una questione di privacy. Attualmente le pratiche sono in visione al CINECA e MIUR, ma i tempi si prospettano lunghi e non è previsto un termine certo di fine.

Quali sono i progetti futuri dell’Ogepo?
Sicuramente quello di attuare a pieno regime la direttiva Madia, che ha dato le disposizioni affinchè nei luoghi di lavoro si predispongano dei luoghi per l’allattamento al seno e per cambiare i bambini; infatti, vogliamo inserire delle nursery all’interno dell’UniSa, uno spazio dedicato solo ai fasciatoi e alla cura dei bambini e vogliamo far sì che, nei giorni estivi, l’asilo nido sia affiancato da un servizio di ludoteca e biblioteca per bambini e ragazzi fino ai 13 anni. Intendiamo, inoltre, ottenere che all’interno del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione vengano introdotte le quote secondo la legge Golfo-Mosca e, quindi, pari opportunità anche in tal senso per uomini e donne e favorire la progressione di carriera anche delle donne. Un altro obiettivi che ci siamo prefissi è quello di raggiungere la maggiore sicurezza nel Campus, specialmente la sera, e favorire i trasporti.

Secondo la Sua esperienza, in conclusione, l’UniSa quanto tende a discriminare?
La nostra università si è dimostrata nel complesso abbastanza aperta, ma c’è ancora molta strada da compiere, il percorso deve cominciare con la formazione dei ragazzi affinché escano dall’Ateneo con una mentalità aperta.

Sempre nell’ambito della discriminazione, pensa che la questione delle addette alle pulizie possa essere definita come discriminante per le lavoratrici?
La competenza non è dell’Ogepo ma della Fondazione UniSa, quindi non ritengo di dovermi esprimere sul tema in qualità di rappresentante Ogepo.

Maria De Paola

Intervista tratta dal bollettino informativo “Con-fini comuni”.