“Caro Babbo Tommasetti…” – Letterina di Natale semiseria

Caro Babbo Tommasetti,
come si sta lì nel tuo ufficio al Polo Rettorato? Ti scriviamo dai meandri dell’Unisa, sicuri di essere stati abbastanza buoni quest’anno perché i tuoi Elfi-Delegati prendano in considerazione la nostra letterina di Natale. Sì, lo sappiamo a cosa stai pensando: ti abbiamo messo in testa il copricapo del Santo Padre, ti abbiamo descritto vestito solo da una foglia di fico, ti abbiamo immaginato come un Don Rodrigo moderno che manda i suoi bravi a strappare i manifesti di Renzo perché Lucia non possa imbattersi in altre facce che non siano la sua… e ora ci definiamo buoni e vogliamo i regali?

Beh caro Babbo, consentici di appellarci al fatto che la bontà è un concetto relativo. Volevi essere di sicuro buonissimo anche tu quando hai adottato “Unisa premia il merito” …mica te l’aspettavi che lo studente tipo sarebbe stato disposto a sacrificare la media, a mettere in secondo piano la preparazione, a fare la corsa del “ciuccio” (per dirla alla Asinu) pur di vedersi rimborsate le tasse?
Tu, Magnifico Babbo, volevi di certo essere buono anche quando hai deciso di lasciare la gestione degli appalti alla Fondazione Unisa: siamo sicuri che è stato il tuo modo per concederle una seconda possibilità dopo il ritardo che lo scorso anno ti ha costretto a chiudere per mesi tre punti di ristoro lasciando a casa 19 lavoratori con figli; una seconda possibilità che la Fondazione ha colto al volo: all’epoca erano 19 gli scontenti, quest’anno si è superata inimicandosi tutti e 160 gli addetti alle pulizie. Ma tu che c’entri? È di certo per fare del bene che continui a non immischiarti.

Ecco, Babbo Tommasetti, allora tu puoi capirci: noi proviamo a fare del bene con il nostro progetto di informazione e ogni tanto ci lasciamo prendere la mano e finiamo -assolutamente non di proposito- ad usare il giornalismo per scopi poco nobili, tipo denunciare quello che non va, raccontare quello che ai piani alti non si vuole far sapere e sfociare in quella turpe tendenza a fare satira! Però -proprio come te- in realtà partiamo con buone intenzioni e ci appelliamo a quelle, oggi, per presentarti la nostra lista dei desideri.

Partiamo proprio dalla questione della Fondazione Unisa. Per Natale vorremmo ricevere innanzitutto un enorme pacco di dignità da distribuire in giro per il Campus. Ti spieghiamo meglio: questa storia degli addetti alle pulizie sottopagati non è triste solo perché oggettivamente non si vive con 300 euro al mese, ma anche e soprattutto perché non è normale che un ateneo così grande, così bello, così luminoso e così spazioso, non riconosca neanche il minimo merito a chi ogni giorno lo mantiene pulito centimetro per centimetro. Non è normale che si faccia una classifica anche tra chi fa parte della comunità universitaria, non è normale che delle lavoratrici protestinomarcinosi incatenino e per tutti restino comunque invisibili perché evidentemente posizionate in fondo alla graduatoria che sancisce chi conta e chi no.

Ci piacerebbe, poi, ricevere un tuo tentativo di rimettere al centro delle priorità dell’ateneo la formazione dello studente come individuo e come professionista, e non questa aberrante sfida a chi è il miglior accumulatore compulsivo di numeri, voti, cfu, scadenze, classifiche, case, libri, auto e fogli di giornale. “Unisa premia il merito” non ci piace perché il merito è un’altra cosa. Ecco perché sotto l’albero vorremmo trovare una rinnovata concezione della meritocrazia all’Unisa.

Un’ultima richiesta: nello stesso pacco -se ti va- potresti inserire anche una o due nuove politiche mirate al diritto allo studio. Te le chiediamo perché, mentre tu te ne stai lì beato nel tuo ufficio al Polo Rettorato, nei meandri dell’Unisa succede questo: tanti aventi diritto a una borsa di studio per requisiti di merito e condizioni economiche, non prendono neanche un euro per mancanza di fondi. Sono gli idonei non beneficiari. Studenti che di una mano avrebbero bisogno e che, siccome tu non gliela stai dando, si accontentano di quella in fondo al loro braccio: si mettono a lavorare, e più lavorano meno studiano e meno studiano più ritardano il conseguimento del titolo. Però -permettici- non sono meno meritevoli di nessun altro.

Speranzosi di vederti sbucare dai nostri caminetti (giuriamo di tenerli spenti, non siamo così cattivi…), auguriamo un buon Natale a te e all’intera comunità dell’Università degli Studi di Salerno.

Valentina Comiato