Ambiente e classifiche: la parola al prof.re De Feo

L’Università degli studi di Salerno è al 214 posto nel “UI Green Metric World University Rankings 2018”, la classifica universitaria riguardante le attività per l’ambiente promosse dai singoli atenei. Quanto è realmente efficiente l’Unisa da questo punto di vista? Ne abbiamo parlato con Giovanni De Feo, docente di Ecologia Industriale e promotore del progetto Greenopoly.

Quest’anno l’Università degli studi di Salerno si è posizionata al 214 posto nel “UI Green Metric World University Rankings 2018”, la classifica universitaria che misura l’impegno delle istituzioni accademiche, a livello mondiale, nello sviluppo di infrastrutture universitarie rispettose dell’ambiente. I sei indicatori di analisi sono: organizzazione e infrastrutture, energia e cambiamenti climatici, gestione dei rifiuti, gestione delle risorse idriche, trasporti e formazione in tema di ambiente. Gli indicatori proposti sono, secondo Lei, validi per giudicare l’ecosostenibilità di un Campus? E a quali tra questi l’Unisa dedica maggiori attenzioni? Ci sono degli aspetti a cui a la governance d’Ateneo potrebbe dedicare maggiore attenzione?
Non esistono indicatori e metodi di misura perfetti. Innanzitutto è un gran bel risultato essere parte della graduatoria e ancora più importante essere tra le “top 200”, avendo ottenuto un significativo miglioramento rispetto alla passata edizione. Rapportando il valore ottenuto al massimo ottenibile, i settori nei quali abbiamo ottenuto le migliori performance sono nell’ordine: gestione dei rifiuti, trasporti, formazione, organizzazione e infrastrutture, energia e cambiamenti climatici. Fanalino di coda la gestione delle risorse idriche. Proprio su quest’ultimo aspetto, il gruppo di sostenibilità dell’Ateneo si è già riunito per valutare come migliorare la performance ambientale di Unisa. In ogni caso, si sta lavorando su tutti i punti, anche al di fuori del contesto “Green Metric”.

Il parco fotovoltaico dell’Unisa permette di produrre il 30% del fabbisogno energetico necessario per l’università. Data la superficie estremamente ampia dell’intero complesso, questa percentuale può essere un buon punto di partenza? O è possibile fare meglio?
Il parco fotovoltaico di Unisa è una vera eccellenza, anche se tutti sappiamo che si può e si deve fare sempre meglio.

In occasione dell’inserimento dell’Ateneo all’interno dell’Ui Green Metric World University Rankings 2018, il Rettore Aurelio Tommasetti ha annunciato di voler inserire nel programma “Costruendo Unisa”, la realizzazione di nuovi edifici in classe energetica LEE Gold per ridurre il consumo di energia. Quanto potrebbe invece essere utile (se è ovviamente tecnicamente possibile) ristrutturare gli edifici già esistenti nella stessa ottica?
Gli edifici del Campus sono in costante manutenzione. Siamo abituati a pensare agli edifici come delle entità statiche, mentre si tratta di “elementi in divenire” con i quali bisogna continuamente interagire per mantenerli in perfetta efficienza. La ristrutturazione è ormai considerata un’attività ordinaria e sulla quale si interviene quotidianamente.

Nell’ambito della campagna “Costruendo Unisa”, si parla spesso di “verde attrezzato”. Quanto sono effettivamente valorizzate queste zone “green” dell’Ateneo? Inoltre la campagna, negli ultimi tempi, ha previsto numerosi interventi non solo di manutenzione, ma anche di realizzazione di nuove strutture. Secondo Lei compensano le due operazioni? Sono presenti abbastanza zone verdi all’interno del campus?
Chiunque viene a visitare il nostro “green campus” ne rimane ammaliato. La nostra propensione al “verde” è evidente per la presenza di numerosi giardini e spazi a verde con un Arboretum tematico di 14.000 metri quadri. Quotidianamente vado a mensa e nel tragitto ho modo di apprezzare come le persone che vivono il  Campus apprezzino le aree verdi. Abbiamo dei meravigliosi alberi da frutto che, in questo periodo, sono fioriti e danno al Campus un’aura quasi “giapponese”, sebbene il nostro uliveto non abbia nulla da invidiare ai giardini nipponici. È sempre soddisfacente vedere gli studenti che animano gli spazi verdi: non c’è nulla di più bello e simbolico di uno studente che legge su un prato all’ombra di un albero in fiore.

Un modo per testare l’efficienza quotidiana dell’Ateneo per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente potrebbe essere l’attenzione alla gestione dei rifiuti, al riciclo, e soprattutto alla raccolta differenziata. Quest’ultima è, secondo Lei, attuata in maniera adeguata all’interno delle strutture? Il piano introdotto all’interno dell’università è adatto?
Per quanto riguarda nello specifico il tema della gestione dei rifiuti, proprio in questo periodo l’Ateneo sta attuando delle importanti iniziative. Innanzitutto, dallo scorso mese di febbraio siamo dotati di un “waste manager”, cioè di un gestore interno delle problematiche attinenti ai rifiuti: si tratta di una novità a livello nazionale nata proprio in seno al gruppo di lavoro “rifiuti” della RUS, la Rete delle Università Sostenibili, di cui Unisa fa parte. È in fase di implementazione il nuovo piano della raccolta differenziata con l’acquisto delle attrezzature e di riorganizzazione delle aree di deposito temporaneo, sia per i rifiuti urbani sia per i rifiuti speciali. Per questi ultimi, inoltre, si sta procedendo alla gara unica di Ateneo, in un’ottica di razionalizzazione del servizio e di economia di scala.

Secondo Lei l’Università degli studi di Salerno è generalmente attenta a promuovere e a sensibilizzare i suoi fruitori riguardo il rispetto per l’ambiente?
Informare, sensibilizzare e coinvolgere sono le tre attività – in sequenza – necessarie per giungere a comportamenti educati e rispettosi dell’ambiente. Lo sperimento settimanalmente nelle mie attività di educazione ambientale nelle scuole con il progetto Greenopoli. Le informazioni nel Campus ci sono, sulla sensibilizzazione e sul coinvolgimento si stanno per mettere in campo importanti iniziative a cominciare dal nuovo piano della raccolta differenziata. Nel gruppo di lavoro sulla sostenibilità di Ateneo, presieduto dal prof. Vincenzo Piluso, c’è il gruppo “Education” coordinato dalla collega Maria Luisa Saviano, che da tempo lavora sui temi della sostenibilità e sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, promossi dall’Onu.

Gli studenti, ma in generale i frequentatori dell’ateneo, usufruiscono spesso dei distributori, che forniscono acqua e caffè diffusi tramite materiali di plastica. Crede che, da questo punto di vista, l’Unisa potrebbe adottare soluzioni diverse per diminuire l’utilizzo di plastica?
Anche su questo aspetto siamo al lavoro con il progetto “Unisa Plastic Free” che, tra gli altri, prevede l’adozione di borracce per l’acqua. Per i punti ristoro ed i distributori automatici di bevande calde, fredde e snack sono allo studio soluzioni per ridurre l’uso di prodotti monouso in plastica, ad esempio mediante il ricorso a materiale biodegradabile e compostabile.

Maria Vittoria Santoro

Intervista tratta dall’inchiesta “Quanto è green l’Unisa?” sviluppata all’interno del bollettino informativo “Interferenze”.

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