Abolire la tampon tax: un comune alla volta

Abolire la tampon tax: un comune alla volta

La notizia della giovane pugliese che non ha potuto comprare una confezione di assorbenti in un supermercato dopo le ore 18:00 perché ancora etichettati come beni di lusso è stato l’ennesimo caso che ha riacceso il dibattito sulla tampon tax, ossia l’applicazione sugli assorbenti dell’IVA al 22%. La Regione Puglia, all’indomani della reazione sui social al racconto-testimonianza della ragazza, ha aggiornato le FAQ dell’ordinanza aggiungendo Posso acquistare gli assorbenti nei negozi di generi alimentari dopo le 18?”. – Premesso che, anche dopo le 18, è consentita la vendita con consegna a domicilio, agli esercizi di vendita di generi alimentari che non sono tenuti all’obbligo di chiusura alle 18, è consentita la vendita di assorbenti, data la loro specifica funzione, entro l’orario della chiusura ordinaria”. Finalmente, verrebbe da dire. In un paese evoluto come quello che dovrebbe essere il nostro si sarebbe potuto evitare pensando dapprima al fatto che gli assorbenti sono per tutte le donne una necessità, talvolta anche improvvisa. Invece, a quanto pare, sembriamo continuare a conservare strascichi di quella cultura tramandata di generazione in generazione che educa le ragazze a nascondere l’assorbente e a parlare di “queste cose” con estrema riservatezza. A distanza di alcune settimane dal caso pugliese, assistiamo ad una più seria presa di coscienza da parte di un Consiglio comunale che, su istanza della consigliera Laura Sparavigna che ha presentato l’istanza, si è espresso in modo unanime sulla questione. Firenze sospende la tampon tax. Si tratta del primo capoluogo in Italia e la misura sarà in vigore fino a fine marzo dell’anno prossimo. 21 farmacie, site in Firenze, applicheranno uno sconto sul bene in modo da incidere su quello che è l’attuale prezzo. Si tratta di un’iniziativa adottata già da alcune realtà territoriali come Pontassieve, San Miniato, Fucecchio, Castelfranco di Sotto, Montopoli in Val D’Arno, Santa Croce sull’Arno, Carpi, Sassuolo. Lo scopo è quello di ribadire ancora una volta quanta necessità ci sia di intervenire sulla legge che consente la tassazione di un bene che è tutt’altro che di lusso. Quella che dovrebbe essere un’ovvietà, ossia l’evidenza del carattere di necessità degli assorbenti per tutte le donne, continua ad essere bersaglio di minimizzazioni o semplicemente dimenticanze da parte dei partiti politici che da cinque anni temporeggiano sull’intervento legislativo. 

Il primo dibattito politico in Italia relativo alla tampon tax risale al 2016, anno in cui Giuseppe Civati – leader del partito Possibile – sottopose al parlamento una proposta di legge per ridurre l’IVA sui prodotti per l’igiene mestruale al 4%, classificandoli come beni di prima necessità. Il disegno di legge è stato respinto, così come quello presentato dal Pd nel maggio del 2019 dove l’iva sarebbe stata ridotta al 5%, emendamento respinto con 253 voti contrari e 189 favorevoli. L’Italia, attualmente, risulta ancora tra i paesi con una maggiore imposizione fiscale che considera gli assorbenti come beni di lusso, tassandoli al 22%. Ogni anno vengono venduti 2,6 miliardi di assorbenti e la spesa annua media per donna è di circa 130 euro. Dal 2007 è entrata in vigore una direttiva europea che consente ai Paesi membri di ridurre l’IVA fino al 5%. Una normativa accolta solo da una parte dell’unione europea ed alcuni paesi prevedono una tassazione anche maggiore di quella presente in Italia. Svezia, Croazia e Danimarca del 25%, Finlandia al 24% e sul podio troviamo l’Ungheria con l’aliquota a 27%. Poco sotto l’Italia, ci sono Lussemburgo (17%), Romania (19%), Bulgaria(20%) Lituania, Lettonia e Repubblica Ceca (21%). A seguire la Grecia al 13%, l’Austria e la Slovacchia con il 10%. Dall’altro canto, sono presenti anche paesi che hanno accolto dal 2007 il suggerimento della direttiva europea. In Belgio, Portogallo e nei Paesi Bassi la tampon tax oscilla intorno al 6%. Cipro e Gran Bretagna, invece, sono gli unici in cui è stata ridotta fino al 5%. In Germania da gennaio 2020 i prodotti per l’igiene intima femminile sono tassati al 7%. Un altro segnale arriva dalla Francia – attualmente l’iva è del 5,5% – che il 24 febbraio 2021 il governo francese ha varato delle misure contro la precarietà studentesca rendendo progressivamente accessibili, gratuitamente, gli assorbenti. Nelle prossime settimane le residenze e i servizi sanitari universitari saranno dotati di dispensatori di protezioni igieniche gratuite ed ecocompatibili. Nonostante siano state messe in atto normative affinché la tampon tax venga abolita, sono ancora molti i paesi – tra cui l’Italia – in cui quest’ultima risulta ancora molto presente ed eccessiva. I primi segnali stanno arrivando dalle singole città come Firenze ed atenei come quello dell’Università Statale di Milano, dove nei bagni sono stati installati nel mese di dicembre 2020 dei distributori di assorbenti a 20 centesimi e nei quali sono stati inseriti anche altri prodotti per l’igiene. Realtà che dovrebbero essere presenti in tutto il territorio nazionale ed europeo. Le donne non possono scegliere di avere il ciclo mestruale, ma i governi hanno la possibilità (e il dovere) di non farle sostenere ogni mese spese ingiustificatamente troppo onerose.

La riduzione della tampon tax fiorentina è, purtroppo, una proposta troppo piccola per superare la cancellazione che tutte le persone con il ciclo mestruale subiscono durante una cospicua parte della propria esistenza. E le problematiche legate all’impegno economico che avere le mestruazioni comporta, nel momento in cui vengono sminuite e ritenute superficiali, sono proprio lo specchio di quanto lo stigma legato al mestruo sia radicato nella nostra società. Oltre al dover continuamente nascondere tutto ciò che riguarda il flusso mestruale sin dall’infanzia, affrontare spesso senza alcuna consapevolezza le caratteristiche di un avvenimento tanto comune a causa di un’educazione sessuale mancata e di una vergogna indotta, bisogna anche combattere contro l’idea che una misura volta ad agevolare le spese relative ad un evento estremamente frequenta nella vita di chiunque abbia una vagina sia inutile, superfluo e addirittura deleterio per l’ambiente. Impossibile dimenticare le dichiarazioni del 2019 di Francesco D’Uva, Movimento 5 Stelle, che esortava le donne ad usare pannolini lavabili e coppette mestruali perché “contro gli assorbenti usa e getta”. Tamponi e assorbenti biodegradabili sono infatti al momento gli unici prodotti (comunque più costosi, poco reperibili e non adatti a tutte le esigenze) ad avere l’iva al 5%. L’esempio di Firenze faccia da deterrente per riaprire una discussione seria sulle mestruazioni, che esistono, continueranno ad esistere e rappresentare un peso economico non indifferente nella vita di chi, degli assorbenti, ne ha bisogno. 

 

La Redazione