2020: buoni propositi per chi studia all’Unisa

Non si conosce bene la forza mistica che spinge le persone a stilare, per ogni nuovo anno, la tradizionale lista dei buoni propositi. C’è chi ricicla quelle degli anni passati e chi, chissà come, li ha portati tutti a termine ed è pronto a scriverne dei nuovi. Quasi fosse un obbligo, anche gli studenti si accingono a stilare la fantomatica lista, se non altro per riuscire a rispondere almeno ad una delle domande che i parenti non mancano di porti nonostante le cene e i pranzi siano ormai conclusi. L’idea di mettersi a pensare all’università e allo studio, in un clima ancora di festa, proprio non va giù. Per cercare di far fronte all’ansia di non averne scritto nemmeno mezzo, ne abbiamo abbozzato qualcuno che potrebbero fungere da ispirazione. Tutti riassumibili in unico desiderio: incorrere in meno disagi.

Riuscire a sedersi in pullman.
Chissà se c’è stato un tempo, molto lontano, in cui il trasporto pubblico transitante da e per l’università di Salerno abbia funzionato. Se sia mai concretamente riuscito ad offrire un servizio adeguato ai pendolari. Probabilmente no, e ciò rende questo proposito il più antico (e forse il più desiderato) di quelli dell’intera lista. In effetti riuscire a sedersi sul pullman è già un enorme passo in avanti, considerando che spesso i pullman non rispettano le corse (senza, tra l’altro, darne comunicazione), ritardano e qualche volta sono arricchiscono il viaggio con infiltrazioni d’acqua.

Non pensare male di esse3.
È capitato a tutti almeno una volta nella vita: il sito a cui si sta provando ad accedere è bloccato, si apre soltanto una finestra che dà errore, e questo capita o quando si è in aula e si sta per convalidare l’esame o quando si è a casa e alle 23:55 ci si è ricordati di dover ancora prenotare l’esame. È successo, succede e continuerà a succedere. Perciò non resta altro che accettarlo, e sperare che non tocchi più a noi.

Trovare posto in biblioteca.
Ogni giorno uno studente dell’ateneo salernitano si sveglia desideroso di studiare all’università. Ogni giorno uno studente dell’ateneo salernitano si reca all’alba all’università consapevole che non troverà posto per studiare. È una legge fisica che affonda le sue radici nella storia dell’ateneo stesso. Non importa a che ora suoni la sveglia, se prendi il primo pullman che passa per il tuo paese e se arrivi in ateneo intorno le 07:40. Di fronte alle biblioteche troverai sempre qualcuno che è arrivato prima di te, che aspetta da prima di te che la porta si apra e anche se non sai spiegartelo bene, quando entrerai, troverai a fatica un posticino in un angolo. Se sei solito scegliere, tra le tre, quella scientifica, ti accorgerai anche che a tratti, ogni tanto, cade qualche gocciolina d’acqua dal soffitto.

Mostrare una faccia convinta quando Antonio del bar di Lettere ti chiama “Dottor*”.
Ogni mattina, che tu sia al primo o al terzo anno, che tu sia alla triennale o alla magistrale, che tu sia in corso o fuoricorso, il buon Antonio del bar di lettere, nuova frontiera dei life coach per la classe studentesca, ti chiama dottore/dottoressa mentre ti serve il caffè. Come buon proposito del 2020, è opportuno che tu mostri un’espressione convinta e consapevole, anche se sei stai mandando in malora una sessione dopo l’altra.

Attendere con pazienza la borsa di studio.
La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce“. Perché non scomodare Rousseau per giustificare il mancato arrivo delle borse di studio da parte dell’Adisurc? L’Azienda per il diritto allo studio della Regione Campania crea da tempo programmi volti a temprare il nostro carattere e la nostra sanità mentale. Sono previste infatti erogazioni ritardatarie delle borse di studio o erogazioni talmente ritardatarie da sembrare smarrite. Nell’attesa si organizzano gruppi di conforto, gruppi su Facebook in cui sfogare la propria frustrazione, corsi di magia per trasfigurare il vostro senso di inadeguatezza nei soldi che vi servono.

Non risultare idoneo non beneficiario.
La corsa contro il tempo per presentare la domanda per la borsa di studio in tempo, quando la voglia di pensare all’università è pari a zero, ancora provati dalla sessione estiva da poco conclusa. L’attesa infinita per consultare il proprio posto nella graduatoria, facendo già i conti per l’alta percentuale di quella somma che sarà spesa in libri, fotocopie, materiale universitario. E poi leggi quella frase, che ti viene addosso come il miglior personaggio cattivo nei racconti Disney che guardavi da piccolo, “idoneo non beneficiario”. Tutti i conti sfumano e non ti resta nient’altro che sperare in uno scorrimento, facendo affidamento a tutte le preghiere e riti scaramantici che consulti durante le sessioni, che ti permetta di acquistare il materiale didattico necessario per affrontare gli esami.

Riuscire a salire sulla navetta inter-campus.
Ogni università è protagonista di almeno un racconto popolare che individui un luogo specifico, legato alla struttura accademica, da visitare prima di indossare la corona d’alloro. Nel caso dell’Unisa questo luogo magico è quello costituito dai pochi metri di lunghezza di cui dispone la navetta inter-campus. Nata per aiutare le persone a raggiungere i diversi punti del campus di Fisciano e la struttura di Baronissi, si è rivelata come il mezzo pubblico in grado di deludere maggiormente le aspettative. A volte non passa. A volte passa ma salta alcune fermate. A volte passa, percorre tutte le fermate ma i pendolari sono così tanti che all’interno del mezzo sono costretti a calpestarsi reciprocamente i piedi. Potrebbe capitarvi una sola volta nella vita, quindi, se passa, e soprattutto se vi pare vi siano poche persone al suo interno, fateci un salto sopra!

Avere meno timore del freddo di Fisciano.
Intonaco a terra, vetri distrutti, acqua in biblioteca e parete esterna dell’osservatorio astronomico danneggiata. Sono solo alcuni dei danni provocati dal maltempo all’Unisa. Nonostante l’ateneo si sia sempre presentato come una struttura sicura e impeccabile nel panorama universitario del Mezzogiorno, proprio come un Superman di ultima generazione,ci sono punti deboli che ancora rendono l’istituto fragile.

Sfuggire al salto d’appello.
Il mondo accademico conosce due tipi di salto d’appello: quello che lo studente si auto-impone a pochi giorni dall’esame quando non si sente ancora adeguatamente pronto e quello imposto dal docente quando lo studente non supera con successo l’esame. Quest’ultimo è ormai illegale da circa due anni all’interno dell’ateneo salernitano, ma la sicurezza che il fenomeno sia stato del tutto debellato ancora non c’è. Anche perché manca ancora in ateneo la figura del garante dei diritti degli studenti che possa eventualmente intervenire sui casi denunciati. Ormai agli studenti tocca fare anche questo: sperare che il docente che ha di fronte conosca la normativa interna all’università e si che si conformi adeguatamente a questa.

Ricevere la borraccia dall’università.
È stata annunciata ad Ottobre ma continua ad essere un miraggio per migliaia di studenti. La borraccia per contrastare il consumo di bottigliette di plastica è ormai un’iniziativa a cui stanno ricorrendo tutte le strutture accademiche e che l’ateneo ha promesso di distribuire a tutti. Eppure, nulla sembra ancora essere cambiato: non sono state installate nuove fontanelle, non sono state distribuite le borracce e in molti continuano a reperire l’acqua dalle classiche bottiglie vendute dai bar e reperibili dai distributori.

Consumare meno plastica.
Non è quantificabile, e se lo fosse il totale risulterebbe spropositatamente alto, l’elevato abuso di plastica dell’Ateneo di Salerno. Basta farsi un banale giro per i corridoi delle aule o nei bar, per poter osservare coi propri occhi i bidoni stracolmi e il materiale in plastica che continuamente viene acquistato, tra posate, piattini, bottigliette. A tal punto che non si sa bene come si è riusciti ad essere considerati tra i maggiori atenei eco-friendly. Per meritarsi realmente quest’ultimo vanto. l’Ateneo e coloro che lo vivo dovrebbero prefigurare il consumare meno plastica come un dovere non modificabile.

Apprezzare l’organizzazione degli appelli.
Lo stesso giorno, uno dopo l’altro. Sarà sicuramente capitato anche a voi di studiare per mesi a due-tre esami che poi avete visto essere organizzati per lo stesso giorno. Colpa nostra, ovviamente. Che a tre settimane dagli esami chiediamo di conoscere le date degli appelli. È indubbio ormai che c’è una faglia temporale tra gli studenti e i dipartimenti che organizzano le sessioni: loro hanno tutt’altro approccio. Potrebbero scegliere mesi prima le date e pubblicarle, allargare le finestre temporali per evitare coincidenze di date ma così sarebbe un po’ troppo facile. Meglio dare a disposizione solo cinque giorni e rendere tutto noto a venti giorni dalla sessione. Così, giusto per rendere tutto più interessante.
Buona sessione a chiunque si ritrovi nuovamente in questa situazione.

Non indicare la strada sbagliata a chi partecipa ad UnisaOrienta.
“Accesso non autorizzato” era la scritta che accompagnava un foglio di carta su alcune delle porte del dipartimento di Giurisprudenza. Il messaggio era indirizzato a chi in quelle aule trascorre la maggior parte del tempo: gli iscritti al corso di laurea. Proprio a loro l’accesso viene negato ogni anno per 4-5 giorni circa per adibire gli spazi all’evento UnisaOrienta. Centinaia di scolari si ritrovano ad ascoltare continui discorsi auto-calebrativi nelle stesse aule dove gli studenti lottano con le proprie insicurezze e da cui  per circa una settimana vengono letteralmente tenuti fuori. Poi capita di incontrarli questi scolari che, nonostante la presenza di giganteschi e ingombranti cartelli, fermano i passanti perché si sono persi. Si prova a dare loro qualche indicazione e forse, non intenzionalmente, come capita quasi sempre quando si fornisce un’informazione stradale, li si indirizza verso l’uscita campus. Ma a pensarci bene, forse, non è poi un’indicazione così tanto sbagliata.

Ancora un altro selfie con Usain e/o accanto al datario.
Su quel grosso velo che nascondeva l’opera pubblica di Piazza del Sapere abbiamo fantasticato a lungo. Abbiamo immaginato di tutto e ci siamo abbandonate a libere interpretazione per tradurre quell’omino nero che reggeva quella matita rossa. Nello sforzo con cui si faceva fronte a quel peso, gli studenti ci si sono ritrovati. Hanno finito per vedere un po’ se stessi in quella sagoma. Così la comunità studentesca ha imparato a riconoscere in quella meridiana un compagno di studio dandogli anche un nome. Usain. Che ormai è a tutti gli effetti uno studente da cui ci rechiamo quando abbiamo voglia di un selfie post-esame. Ricorrente tanto quanto quello accanto al datario: una fioriera che ogni giorno cambia forma. Nel bene e nel male, ormai, diventati tappa fissa dell’itinerario accademico.

Questi sono soltanto alcuni dei buoni propositi che possono ispirare la quotidianità dei tanti studenti e delle tante studentesse che quotidianamente frequentano l’università di Salerno, seguono corsi, preparano esami.Se leggendo questo lungo elenco te ne sono venuti in mente già di nuovi, condividili pure con noi: aggiungi tra i commenti il proposito che proprio non può mancare nella tua lista